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I costi dell’edilizia spaziale

I costi dell’edilizia spaziale

 

 

Considerati i tempi medi

con cui si costruisce una luna,

sarebbe lecito sottrarre

cento ore di lavoro

per tagli alla spesa primaria

e poi aggiungere

dieci ore per furti di materiale

come occhi bocca narici,

nonché l’indispensabile incavo delle ascelle,

che un pianeta, senza, non ci può stare

dato che è l’attaccatura fondamentale che

passando per le costole meno battute

porta al golfo del seno fino al centro dell’ombelico

Considerati poi i tempi medi

di un trasloco per mille famiglie di coloni

sarebbe utile organizzare

il passaggio dalla Terra alla Luna

almeno dieci mesi prima

per non essere impreparati a ritardi

come tempeste solari o asteroidi

lungo il passaggio

Considerati infine

i tempi dell’allunaggio

sarebbe il caso di calcolare

i costi, le quantità di carburante

e l’energia sufficiente

a staccarsi dal pianeta d’origine

 

 

LA DOMENICA

la domenica ogni forma di vita si sveglia più tardi

e chi è già in piedi è soltanto

un morto che cammina per le strade

squarciando foglie secche appena cadute

la domenica nessuno è veramente sveglio

sono solo cadaveri quelli che pasteggiano a messa,

cadaveri quelli che preparano il pranzo alle dieci della mattina

ascoltando i dibattiti in tv dei morti dal vivo

la domenica ogni muscolo rimane sul divano nel letto

in ogni superficie orizzontale

e tutto ciò che è verticale e in movimento

fa spavento e se è domenica c’è la nebbia anche in estate

la domenica nelle case le parole hanno un altro senso

e ogni gesto viene male interpretato ogni discorso vorrebbe

fare il punto del passato e progettare il futuro

ma ogni cosa viene rimandata oppure nasce già morta

la domenica non serve uscire non serve rientrare

la domenica quando è domenica

arriva in ogni angolo di città campagna o collina

s’infila anche tra le ascelle appena provi a toglierti

dal bozzolo della coperta

la domenica non è mai una scoperta

è sempre tutto già visto e ogni cosa che fai l’hai già fatta

oppure l’ha già fatta qualcun altro, e allora tanto vale

la domenica dei supermercati aperti

e dei negozi sfondati che danno un senso solo alla domenica

e lasciano a tutto il resto un senso di chiuso

la domenica delle passeggiate senza meta

dei pranzi obbligati

delle polveri sottili accumulate

la domenica tutti in centro e nessuno in periferia

la domenica che non va via




buttata giù non riletta non toccata

Di te e Mimì

ti ricordi quando uscivi in pigiama

nelle notti afose di luglio

lungo le strade affollate

di insetti parcheggiati

sui parcheggi vuoti?

ti ricordi quando per farti tornare

dentro ti portavo

un pezzo di sapone di marsiglia

perché dimenticassi

l’odore della città lasciata?

tutto era nelle tue mani:

il bosco dietro casa

le risate di tua figlia davanti ai cartoni

i tuoi pianti dietro il frigo in cucina

io camminavo nelle vostre

vite avanti e indietro

entrando uscendo dalla porta che dava

sul ballatoio

anche se c’era poco da danzare

con quaranta gradi all’ombra

Mimì sorrideva con i denti da latte

scappando con i sandali nell’ombra

“giochiamo a nascondino” diceva

- e lo diceva non come una proposta

ma come un ordine inevitabile

ed era l’unica cosa ordinata in quella casa –

poi Mimì spariva in controluce

oltre il ballatoio dei vicini

come un gatto coi pantaloni e i sandaletti

e io e te si rimaneva soli

e potevamo fare l’amore

anche se tenevi sempre un orecchio alla porta

perché temevi tornasse Mimì

e io li tenevo entrambi incollati

perché temevo tornasse

il padre di Mimì dopo due anni

ho fatto uscire litri di coraggio e paura

dal mio sesso

in quei seicentottanta pomeriggi insieme a te

e ogni volta che finivamo e tu ti alzavi

speravo e temevo che fosse l’ultima

ma poi arrivava Mimì a mostrarmi

il suo disegno

e anch’io prendevo una matita

e scrivevamo insieme storie e facce

sopra un foglio a quadretti grossi

ti ricordi, avevi detto quel pomeriggio

“vado a comprare il pane e il latte”

e siamo ancora qui ad aspettare

e Mimì ha iniziato la quinta elementare

così quando sono solo estraggo il sesso

come un revolver

sparo contro me stesso

il seme destinato a te

e quando torna Mimì le chiedo

“oggi com’è andata a scuola”

e “abbiamo fatto tutte le capitali del mondo”, risponde

e “mamma in quale capitale sarà?” aggiunge

mentre sento ancora il revolver caldo,

che a quest’ora dovrei essere già morto,

e prendo un altro foglio da disegno:

“dai, Mimì, comincia tu e disegnami il mondo”.




(ancora lievi correzioni da fare, nel caso avessi tempo e voglia)