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E così via

E così via

Una mela non è

così digeribile

come dice il medico

se prima hai ingoiato

aria a vuoto

Il volo non è

così comprensibile

se non hai le ali

Il seno non cresce sugli alberi

e il suo significato primario non è

allattare ma domandare

Il latte non è

così digeribile

specie se si è intolleranti

La poesia non è

così commestibile

specie se non si è amanti

 


I COSTI DELL’APPARTAMENTO

 

 

quando sono entrato

dall’ingresso della casa nuova è uscito

un fiotto di sangue,

procedeva lungo il corridoio

fino al soggiorno,

quando sono entrato

nella tua pelle

ho cominciato a chiedermi

quanto fosse grande l’appartamento

e quante stanze avesse

e quanto fosse alto il tasso d’interesse

poi ho smesso di chiedermi

è stato quando è uscito

il fiotto di sangue da uno di noi

era talmente poco, una goccia o due

che mi è sembrato bello scivolare

avanti e indietro mescolandolo

senza sapere a quale corpo appartenesse

o a chi fosse appartenuto l’appartamento

e chi avesse calpestato quel corridoio dove adesso

scivolava il nostro sangue

mentre io colonizzavo la cucina con del pane e olio

improvvisato e tu smembravi le piastrelle a fiorellini del bagno

a colpi di caffettiera,

“tanto

è tutto da rifare”:

sorridevo, pensando ai costi della ristrutturazione,

mentre accarezzavo in automatico le mie fondamenta

e tu apparivi sulla soglia del bagno,

una leggera nuvola d’acqua grondava dalle tue insenature

“saranno almeno diecimila euro di lavori”

siamo tornati dentro l’uno nell’altro,

sul pavimento freddo in finto marmo,

confermandoci a vicenda:

“anche questo sarà da cambiare”.

 

 


 

Giugno/sett 2011

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svendita di stagione

 

 

 

e in uno squarcio di naturalezza generale, vi ho visto abbandonare ogni perplessità e irragionevole pudore, e togliervi pantaloni e magliette come strappando una pagina da un giornale di moda, e cominciare a provare tutto il negozio, anche i muri magari, la calce viva se si potesse sulla pelle, mettendovi indosso tre quattro dieci abiti insieme, trasformandovi in manichini da vetrina al cambio stagione, o in bruchi da moda che attendono di essere farfalla: onnivore divoratrici di bellezze da indossare, fameliche bulimiche ossessionate dalla svendita totale di vestiti di cui non avevate bisogno, ma se c’è la svendita vuoi bestemmiare, vuoi rimanere a casa a leggere o fare l’amore?

e poi mi sono visto anch’io, ed ero lì, non molto diverso da voi, solitario cazzo tra migliaia di cosce e appendini caduti, sempre sul punto di inciampare, cercavo di restare in piedi e proseguire verso la cassa coi vestiti fin sulla testa, e le urla isteriche Questo è mmmio!, tra schiaffi e strappi di capelli e pugni in faccia per quel gilet che fa tanto Ottocento e lo vorrei indossare nuda con i peli della fica in bella vista, pettinati però, che se no fanno disordine e il gilet diventa inutile, e quasi sciatto se poi sotto ci lasci i peli arricciati.

uscito dal negozio, sono rimasto a guardare dalla vetrina il campo di battaglia. a terra, le macerie dei vestiti abbandonati, lasciati lì a marcire perché Tanto non era la mia taglia; in alto, sugli appendini, pochi vestiti ancora intatti, sono le foglie superstiti che il vento della moda non ha saputo strappare: cadranno da sole nella notte a negozio spento, per assenza di linfa o per effetto del cambio stagione.