Le parole di troppo

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Le parole di troppo

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mentre provi le battute
imboccando l’orchidea
riflessi nel legno
e nel metallo
le parole si sciolgono
lavando i piatti
lavo via dai piatti
le parole di troppo
i litigi e gli amori
della sera precedente

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txt-img giallomoro

gennaio2020

La bambina apocalittica

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La bambina apocalittica
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La bambina apocalittica
giocava sulle scale
girando lo yo-yo.
Il filo si ruppe
esplose la finestra
il mondo restò in piedi
appeso per un lato del filo.
Uscendo dalle varie tasche
le caramelle scoppiarono in aria.
I tempi della punizione durarono
poco più di un secondo.
Il panda decise che
poteva bastare, e allora
tornarono a ruzzolare nell’ultima neve
che si scioglieva, con i primi calori
e le ultime tossi, in mezzo alle macchie verdi
e gialle del dente di leone.

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torino.17-01-20
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Viaggio al centro della Danza

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Viaggio al centro della Danza
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Hai mai visto o sentito
sfiorato il punto di domanda,
che segue le flessioni
imprevedibili
del corpo,
 
hai toccato il punto esclamativo,
dritto e diretto,
non ammette
interpretazioni, altre
direzioni
del senso
o sfumature
di colore
 
?
!
!
?
 
Ti ho mai detto che la tua voce
è un calmante naturale,
e Achillea o Echinacea
sono niente a confronto
col potere antinfiammatorio
di una tua parola, magari
pronunciata lunga
così lunga in quel punto
a metà tra la penultima
e ultima sillaba per cui il significato
di quello che dici sembra
non finire mai e non vorrei che
cominciasse una parola nuova
se non avessi la certezza che fosse
intensa come la precedente,
quando poi mi insegni che non c’è
una parola successiva, magari
per ore, perché hai inserito
una pausa
 
e la parola adesso
è una linea nell’aria
che piega in due le curve del suono
ed entrambi abitiamo quello spazio
senza pagare affitto
all’ossigeno, tutto è un concetto
troppo limitato per noi, troppo
pieno, troppo
denso
 
.denso.
 
denso
di materie di cui non sappiamo
abbastanza per interrogarci a meno di non
danzare dentro
tutto il nostro entusiasmo
che all’origine etimologica era vivere
in uno stato d’ispirazione con le divinità,
e averle dentro, e portarle fuori, così ecco che
in questa nostra pausa verbale le parole stavano solo
espandendosi da dentro, gonfiandosi
in una bolla d’acqua sempre più grande,
ed ecco che il vapore acqueo si spezza
ed esce dal tuo fiato dal mio fiato
e la parola che diciamo resta sospesa
 
( )
 
a metà tra la mia e la tua bocca,
la vediamo la tocchiamo
questa parola ancora appesa con l’ultimo filo
alla radice della gola giù fino all’intestino oltre il cuore
giù oltre i sessi scendendo alla radice della ragione che
prosegue giù oltre le ginocchia fino al suolo
dei piedi, e ancora scende
e raggiunge il nucleo rosso dell’uovo della Terra,
e ancora no, non si stacca, quando la parola
è uscita in mezzo a noi, la sentiamo ancora sostenuta
dal suo cordone che ha il suo inizio e la sua fine
nel centro del pianeta, e non so più che parola fosse
ma doveva essere una parola inesauribile perché è
ancora qui in mezzo a noi. La muoviamo questa parola,
e ci separa e unisce al giusto punto d’incontro,
?posso io muovere una spalla senza che influenzi il tuo
destino della pelle che già nell’ombra si curva verso
una rotazione impercettibile che a sua volta mi fa
aprire la mascella e ogni articolazione connessa così
quella parola che stavamo dicendo prende ancora
un’altra forma direzione e il suo significato ancora
si espande e contrae
espande e contrae
inspiro espiro
vivo muoio
vivo muoio
apnea danza marea
arto danno mareggiata
arte ispirazione risata
ricostruzione del passo
restaurazione della forma
e di nuovo
 
:
 
distruzione del gesto
nuova onda apnea mareggiata
(tutto lo spazio è fiato a nostra disposizione)
(tutto il corpo è tempo non ancora fuggito)
mentre ancora non hai detto
il tuo nome e non ho detto il mio nome
e non abbiamo detto il nostro nome
dato che
non abbiamo nomi
siamo corpo di parola
linguaggio del senso
senso non comune
unito separato appartato congiunto
congiuntivo indicativo performativo verbale
prima seconda terza quarta
persona singolare plurale particolare universale
non sappiamo fare
non sappiamo essere
altro che danzare.
 
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milanodic19gen20
txt: giallomoro on giantropomorfo blog
img: angela goh performer + barbara cleveland (austrialian art collective) still from “Bodies in time”, PAC Milano, “Australia. Storie dagli Antipodi” (17.12.19-09.02.20)

Tenoha

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Tenoha

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E’ tutto così sospeso
questo adesso volontario
questa forchetta a mezz’aria
questo cucchiaio infilzato
nel tè
verde l’occhio che mi guarda
e non so che infuso pigliare.

Sembra continui a passare
del tempo invano
sopra la neve.

E le mostre restano allestite
per mesi anche di notte a luci spente,
ma non entra mai nessuno.

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img&words gianlucamoro

dic19gen20

Il pieno, il vuoto

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Il pieno, il vuoto
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Ti ho visto sollevare
qualcosa che credevo tuo,
ho guardato meglio
eri tu quel corpo
e quel corpo non era più
tuo
là in aria
in quel grovigliotauro di mani
e piedi, salvia ancora
sulle mie dita dopo aver
cucinato pianti su pianti
al profumo della pianta
aromatica che dà l’impronta
al tuo passo, e l’ho seguito
quel profumo e ora sono qui
che scrivo e disegno,
mentre tu disegni e danzi,
e io danzo il tuo disegno
sopra il larice della pedana
intanto che tu m’insegni
come sentire
tutto questo
senza sentire peso
ma solo aria terra
acqua e gravità.

Il fuoco cercavamo di tenerlo
dentro, ma
il centro era già incendiato
da un’architettura di idee,
le dee tenevano su il tramonto
ancora non si sa per quanto
prima che il sole cadesse sull’orizzonte.
La pedana avrebbe sopportato
tutto quel calore una volta che
il rosso si fosse sciolto?
In ogni caso noi avevamo
l’abitudine di danzare sull’acqua
e anche se al calore
fossimo evaporati
avremmo proseguito il viaggio
sopra le nuvole, a disegnare
quelle forme democratiche, chi con spirali
scheletriche chi con le pinne dorsali
chi con il dorso e il palmo
della mano sopra il bianco
dove l’inchiostro si fa di volta in volta
pigmento, volo, sangue.

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milano.dic2019
Alla meravigliosa Simone Forti
(grazie a Elisa Ghion Giulia Ravarotto
Edoardo Sgambato Fabio Rotondo
e agli altri presenti alla performance)

la volontà di sapere

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la volontà di sapere
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e chi dice il contrario
non ha mai ballato in contro
tempo
in eccesso di fuori
asse
rischiando di non
recuperare
e cadere
nello spazio vuoto di una distesa
di zafferano
sciolto
dalle gocce di sudore
col rischio di morire
per la volontà di sapere

 

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mi.to. dic2019

Jamorouse

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Jamorouse
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Quando me ne andrò
via dalla pedana
la pedana non sarà
meno piena
se voi danzerete
ancora il mio peso-spazio
lasciato nei vuoti e nei pieni
dell’aria che incontra la pelle

Quando te ne andrai
via dalla pedana
la pedana non sarà
meno bella e interessante
se tutti porteremo il peso
della tua sostenibile
bellezza dell’essere

Quando ce ne andremo
via dalla pedana
voi raccoglierete
la nostra eredità dei gesti
e delle situazioni come
fare quell’incrocio
dando precedenza
ora a una gamba
ora a una spalla
per entrare in sincronia
tra le periferie e il centro

Quando se ne andranno
via dalla pedana
resteremo noi a raccogliere
le cellule morte
la materia umana ancora viva
i calzini azzurri dimenticati sullo sfondo
una maglia rossa in primo piano
il sudore latteo dei pianeti
che continuano a girare
le impronte ben visibili
di tutte le evoluzioni i passi
i cambiamenti di peso e di persona
le scelte prese e quelle solo
ipotizzate e già scartate
mentre in tutto questo continuiamo
a muoverci intorno alla Terra
e al Sole anche stando fermi
a terra, scrivendo il funerale
del passato, oscillando al tempo
del nostro respiro, avanti
indietro, avanti
indietro, avanti,
un altro giro.

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milanottodiecidicembre019

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