SCRITTO CON IL METODO DEL SOGNO

quando era piccolo gli avevano dato un barattolo pieno di marmellata. la marmellata nascondeva il sonno dietro il senso ermetico del tappo, che nessuno riusciva ad aprire se non di mercoledì. la domenica qualcuno bussava alla porta e il bambino apriva dopo quattordici ore. al signore dietro la porta era cresciuta nel frattempo una barba lunghissima che s’impiglio sullo stipite della porta. allora il gatto versò del latte per il bambino, e il bambino succhio dai capezzoli del signore, che in realtà aveva i capelli lunghi, solo che sulla porta erano raccolti in un berretto e sembravano una barba. era infatti una donna, dall’allattamento facile si sarebbe detto, dato che non battè ciglio e cominciò ad allattare un bambino di sei anni per un’intera notte. e il bambino succhiava, succhiava e non si staccava, e intanto la donna raccontava barzellette sporche al sapore di marzapane, e si puliva la bocca con il latte, che sapeva di piacere.

quando la notte prese a picchiarsi col giorno, la donna votò per uno scontro incruento: abbassò le tapparelle fino a creare una luce sottile che passava appena dall’esterno per posarsi sulle spalle della donna. il bambino correva dietro il gatto, il gatto dietro alla donna, la donna dietro sé. suonarono alla porta: Sono tornato, disse l’uomo. Adesso ho un bambino, disse la donna. Il bambino se ne andrà, disse lui. No, te ne vai tu, disse l’altro, il bambino. aveva già aperto la porta, accennando con la testa una rotazione come per dire Su smamma. che di mamma ce n’è una sola e il bambino l’aveva appena trovata.

Voglio succhiare i capezzoli come fai tu, niente di più. il bambino accettò di buon grado e , nell’ora convenuta, al calar della sera, il bambino e l’uomo presero un seno a testa e fecero a gare a chi bevevo di più, e quel latte non aveva fine. fu l’uomo a staccarsi per prima. Adesso voglio entrare.

Ma dove vuoi entrare? – chiese il bambino – siamo già dentro. Imparerai che c’è un posto ancora più interno, il posto dove sei nato. Ecco, è possibile tornarci, ogni tanto. Davvero? Sì, ma tu non puoi ancora. E quando potrò? Potrai tornare dentro quando perderai l’innocenza e la spensieratezza. Ma che mi servirà allora? Io voglio tornare adesso.

così il sesso del bambino prese a gonfiarsi a dismisura, come un palloncino rosa. la donna prese in bocca il palloncino, l’uomo smise di guardare e si tappò le orecchie. l’esplosione fu violenta. del bambino non rimase più niente. il gatto leccò via le poche gocce di latte rimaste. la donna uscì di casa, l’uomo la seguì dopo un istante. il bambino prese di nuovo possesso della casa e riprese a giocare col gatto sopra un castello di carte e miele perché non volassero via.

 


improviso, adesso. (quando l’ho riletto volevo correggere gli errori di battitura, ma ho pensato che non fossero errori, ma segni evidenti. pertanto li lascio così.

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2 risposte a “

  1. inquilino.
    Xumu.G

  2. Inchino.
    Muxu, D.

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