UN RIASSUNTO

un riassunto dell’epoca potrebbe essere fatto da me e te in non più di cinquanta cartelle, sessanta battute per sessanta al minuto, un imbuto stretto stretto dove scivoli via il senso dei nostri pomeriggi bianchi dove il latte cola dalle finestre, e dai muri, e dalle staccionate mal dipinte dai dilettanti della domenica che al lunedì leccano la valigetta d’oro.

un riassunto della nostra epoca potrebbe essere fatto da me e te ma non basteremmo. ci vorrebbe anche un po’ di spazio per la terza persona; ci vorrebbe un po’ di tempo per sentire che la noia non è altro che paura. travestita di bianco.

un riassunto meno stanco ci vorrebbe, una passione aperta e rivelata, un ti amo imprevisto, una polvere nell’occhio, che tolga il malocchio all’organo congelato, e suoni una musica senza barocchi, essenziale lama del coltello più luce.

un riassunto atroce, o divino se vuoi, che cancelli ogni azione e ci riporti nella bolla dove si ripete solo una voce, e il sesso porta pace e decoro nelle case dai cancelli pieni d’olio che non danno suono, e i ladri entrano e strappano l’organo migliore senza che i padroni neanche sentano dolore. è il riassunto migliore. domani poi lo correggiamo, ma ora è il migliore che abbiamo.

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