signora Fotolito

 

era il giorno di festa per il paese, le strade intasate, le mamme che impartivano raccomandazioni alle figlie per farsi sfottere senza farsi fottere – insomma, le solite cose, quando incontrai la signora Fotolito. me la immaginavo più bassa, e più minuta. invece, aveva il portamento delle vigilasse, incrociato con quello di una ballerina di danza classica, una cosa stonata magari, e invece no, sentivo che avrei pagato molti biglietti per quello spettacolo. ma era il giorno di festa per il paese, le strade intasate, le mamme che mostravano il loro figlio come il cavallo più bello da vendere alla fiera, ma come erano fiere del loro figlio, e la figlia invece no, una peste quella, e una volta sii era permessa di tornare alle undici di sera, come è bello essere fieri di nostro figlio, lui a dormire va alle nove, e si alza alle cinque, e spara al piattello, e oggi è in licenza e finalmente mangia decente, e si guarda due donne, che lì l’unico buco che premono è quello del fucile, ma adesso non so più chi sta parlando. riprendo io: dicevo, la signora Fotolito, una bella signora, con le cose tutte al punto giusto, non una virgola di più non una di meno, e quell’accento straniero (un padre egiziano, una madre cingalese) portato come si indossano le sciarpe al chiuso, che ci vuole una certa eleganza per non cadere nel ridicolo, e poi fiumi di birra, e tu che ti assentavi per un istante, signora Fotolito, e ritornavi con l’anello al dito, un anello di carta lucida, il resto di un’immagine stampata su carta-petrolio, tutti fumavano lì dentro, andiamo fuori, si fa meglio l’amore, mi ricordo c’è un cortile abbandonato dopo la casa di mia madre. e lì l’abbiamo fatto, proprio quando la stagione stava per iniziare, e non potevi dire se iniziava la bella o la brutta stagione, il momento in cui non sai se sono gemme o sono resti delle cose già sbocciate. l’abbiamo fatto lì, e l’abbiamo lasciato, all’aperto e non al riparo, che si prenda tutto, pioggia sole tempo bello tempo brutto, perché l’amore non va protetto, l’amore è un figlio che va lasciato per il mondo, sparso, diffuso, disseminato.

 

salice d’oulx, nel circo olimpico, sotto zero, adesso

 


 


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