DENTRO FUORI

 

 

ora che sono dentro di te mi sento solo, perché i confini del tuo corpo scompaiono, e si confondono coi miei, fino a sciogliere i cani della dogana, i trucchi nobili per portare all’estero un po’ di droga come carezze cui non so rinunciare.

ora che sono dentro di te, il tuo diavolo custode che non sa tenerti per più di un giorno, mi chiedo come chiamarti e farti sentire che ci sono. sei talmente presa da noi da non sentire che ci sono anch’io, che chi ti tocca bacia entra sono io e non una vaga idea d’amore, un’imprecisa sensazione di qualcuno. sono io, ma tu sei troppo certa della “coppia indissolubile”, e i nodi sono il tuo pane quotidiano, e scioglierli sarebbe un cambiamento troppo grande: preferisci pensare che non sia cambiato niente tra di noi, dal giorno in cui ti seguivo lontano, come un’ombra, scorazzando tra inferno e cielo, per poi tornare da te a ogni tuo minimo accenno di cedimento o richiesta. ma l’amore non è questo, non solo, e il demone custode o l’angelo segugio sono figure che non mi si addicono più, io, diavolo precipitato in cielo.

ora che sono dentro di te non ho intenzione di uscire né di entrare: la mia condizione preferita è il limbo, una coperta calda di placenta dove sei e non sei, sogni eppure vivi, sentendo le voci del mondo oltre l’acqua, onde sonore che si distorcono per effetto delle leggi della fisica acustica che ancora non conosci, eppure, conosci già l’amore, e la sua sfrontata assenza di leggi: l’amore è amorale, la sofferenza la sua tavola, il piacere la scrittura sopra la tavola.

ora che sono e non sono dentro di te, sento di svolgere meglio il mio compito: da qui, in mezzo alle labbra, tra regioni di peli disboscati e un traffico quotidiano di cose che entrano ed escono, mi sento a mio agio. impossibile un altro modo di amarsi tra un demone immortale e una regina destinata alla solita fine. e io non sono un dio greco, che ti regala l’immortalità col rischio della dannazione. io sono già dannato, e se potessi ti darei qualcosa di più della vita e della morte: ti darei il mio amore.

            ora che non non c’è più un’ora, e nemmeno un secondo, e nemmeno ti accorgi come mi sfilo, e mi stacco da te: esco dal letto, vorrei tenermi il tuo odore, ma non serve evitare il getto dell’acqua sotto la doccia: già il tuo odore scompare, perché l’odore non s’attacca se non hai un corpo: l’odore mi passa accanto, mi tradisce con altre molecole d’aria, esce già dalla stanza, passando per un condotto, giù giù, e poi risale, è già in fondo alla strada, lo seguo solo con il pensiero, e ritorno verso il tuo letto, a darti un ultimo sguardo.

            ora che non sono più dentro di te, sei libera di amare, e scegliere dove posare il tuo sguardo, chi annusare, chi tralasciare. mi piacerebbe che ora ti svegliassi, riuscendo a percepire la mia presenza, se non come quella di un uomo, almeno come percepisci un poster, o il tavolino che hai di fianco, o il tuo cuscino. sorridi, lo abbracci, ti stiri, ridacchi, muovi la gamba, apri gli occhi: io sono qui, e in molti altri luoghi. dev’essere l’unica spiegazione per cui tu non mi vedi. se fossi solo qui, il mio corpo si dovrebbe vedere. ti alzi, e scalza vai dritta al fuoco, scintilla, tazzina. sei lì che bevi quella cosa nera, e calda, e non ne avresti bisogno se toccassi la mia ombra. solo, non capisco perché hai apparecchiato per due, e poi domandi ad alta voce: dormito bene? ma qui non c’è nessuno a parte me e te.

            ora che il latte si mescola alle cose scure, e apri le persiane, ti vesti in fretta, scaldi un saluto e lo lasci nel piatto, e tirandoti dietro la porta ti volti nella mia direzione, e i tuoi occhi non capisco dove guardino, un frangente troppo rapido per essere sicuro. di te non vedo che le spalle, e il culo che gincana dietro i cardini della porta e l’uscio che si chiude, mangiandosi una fetta di luce. ci sono caduto dentro come tutti, come un uomo qualunque, e non un dio, e a rialzarmi adesso non ho le forze, quasi quasi ritorno a letto, e scendo verso le regioni basse, ecco, sfioro già le labbra, abbraccio il cuscino e sprofondo, con la certezza di trovarti dentro, di trovarmi dentro al risveglio.

           


quinta prova del reality blog “angeli e demoni

 

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7 risposte a “

  1. visto
    ^_^

  2. valutata

  3. certo. lo avevo capito. buon lavoro

  4. bel lavoro. ti aspetto su foglidiparole, manchi a tutti.

  5. non scrivo tutto quello che vivo, ma vivo tutto quello che scrivo…
    (questo non significa che tutto vada preso alla lettera, che le azioni succedano in quel modo esattamente. diciamo che quel che corrisponde è la sensazione, il ricordo di certi eventi magari non ancora vissuti, oppure temuti, voluti, a volte realizzati…)

  6. ciao. se quello che scrivi lo vivi davvero allora continuo ad invidiarti. continuo a chiedermi cosa sia e dove sia l’amore, e quello che vorrei dire o sentirmi dire lo leggo qui tra le tue righe. altro post degno di essere letto!
    Sono una che si arrovella alla ricerca di un senso da dare ai suoi giorni. e alle sue notti. Il demone custode o l’angelo segugio?? ok, io torno ai miei dubbi amletici. bacio.

  7. letta ………

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