storia di John Nemus (prima puntata)

 

 

mi chiamo John Nemus, ho trentacinque anni e abito in un appartamento scuro. le finestre ci sarebbero, ma non le apro che di rado, per far cambiare aria. ho trentacinque anni, sesso maschile mai usato se non per pisciare. la mia vicina di casa si chiama Emi Brancati, ha gli occhi chiari e la pelle ancora più chiara, e quando bevo il latte mi sembra di bere lei. la amo da trentacinque anni. i miei genitori sono morti in questa casa dieci anni fa, e da allora ci abito da solo. vivo della loro eredità, e mi basta ancora per tre o forse quattro anni. dipenderà dai regali per Emi. io e Emi non ci parliamo mai.

            oltre al mio nome, ho anche un fisico, magro, e un vestito, scuro. le mani sono lunghe ma non suono il piano. piuttosto, traccio segni nell’aria. forse è per via di questi segni che le mani mi si sono allungate, in un tentativo. cerco di imitare dio quando creò il mio appartamento.

            a Emi non piace molto parlare, ma le piace fare l’amore. ogni giorno entrano maschi scuri dalla sua porta e riescono più chiari. piacerebbe anche a me provare, ma non so come si fa. credo sia molto diverso dal fus fus delle mie mani.

a me non piace cantare, cosa che invece Emi adora fare. la sento, quando va sul balcone: mi guarda e non mi saluta. quando c’erano ancora i nostri genitori, eravamo molto amici. poi sono morti, tutti e quattro. dovevamo andare anche noi a quella gita, ma Emi non stava bene, e io mi ero fermato solo per restare con lei. si può dire che il suo virus le abbia salvato la vita, e che Emi l’abbia salvata a me. credo che lei mi odi perché le ricordo i suoi genitori quando c’erano. credo di amarla perché mi ricorda i miei genitori quando c’erano.

            certe volte, quando viene sera, Emi mette un disco, sempre lo stesso. vorrei poterle dire che mi piacciono quelle canzoni, ma la lingua mi si graffia sul palato, la puntina si stacca, la musica si blocca. certe volte piango.

            oggi Emi ha un nuovo ospite. non l’avevo mai visto. sento che stanno litigando. preferisco non sentire e camminare la mia stanza, camminarla tutta come una donna, ne percorro lo scheletro della libreria, carezzo un libro, mi fermo a cercare di capire cosa c’è scritto dentro. segni, parole una dopo l’altra che non mi dicono niente di cosa c’è fuori. mi viene voglia di fare luce, apro le finestre, guardo sotto. potrei buttarmici, ma non sarei sicuro di morire.

            mi piacerebbe conoscere qualcuno per poterci fare l’aperitivo, ma non conosco nessuno, a parte Emi, e i locali da solo mi mettono paura. ci sono tutti quei rumori che non conosco, quelle vagine e quei peni che non conosco, quegli occhi lucidi di alcool, quelle sostanze che non ho mai provato. scommetto che Emi le conosce bene, e mi basterebbe andare da lei, e farmi portare. ma Emi non mi vuole parlare.


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2 risposte a “

  1. guarda dove mi han portato le ricerche… bella sorpresa il tuo blog. irene

  2. C’e’ anche chi ti legge sempre e nn ha niente da commentare. Tu continua, però…

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