il politico innamorato

 

meglio sarebbe aspettare un mio cenno, il sollevarsi delle piume, o per lo meno dei peli sulle braccia, in attesa di un prossimo volo, meglio sarebbe scivolare, lasciarsi amare senza pretendere la perfezione ogni momento, la cerchiatura di ogni oggetto spigoloso, la pace perpetua. meglio sarebbe accettare lo stato di tregua tra due guerre, sorridere ai propri errori e ai propri eccessi senza code di E se, meglio sarebbe accettare di restare povero e felice, senza cercare altro oltre l’amore per te e per tutto quel che voglio amare, uscire da un sistema economico per entrare in un sistema estetico e non anestetico, dove le cose si sentono sulla pelle, e non si immaginano solo, a costo di perdere il saluto di quelle parti di me ancora intrise di orgoglio meccanico oliato a suon di sensi di colpa commerciali al gusto di spot all’arancia cannella e successo. meglio sarebbe smettere di sperare, perché la speranza ha in seno una forma di passività, e cominciare ad agire, prendere le redini del cosmo con un niente, un sorriso, un gesto, una parola nuova. in ogni caso non resterò a vedere i miei amori morire.


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2 risposte a “

  1. la visceralità di attimi.
    la densità è come la polenta aumenta di volume.
    come una nuvola persa in un cielo di primavera.

  2. anche quando tutto va male, se si agisce, se ci si sente in azione, qualunque catastrofe si supera. si vive, ci si sente parte di un flusso. per me, eh.

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