TEORIA DEL SUONO

 

e mentre tutti proseguivano il viaggio in galleria con il rumore negli occhi e nelle orecchie – un fischio lungo che permane nella testa rendendo i passeggeri tutti uguali nello stesso ambiente sonoro – noi al contrario mettevamo le mani sopra le orecchie l’uno dell’altro e, tappando il mondo di fuori per qualche momento, creavamo il nostro, dentro, tornando ad ascoltare il respiro del diaframma, la punta di un ginocchio premere, un rilievo della pelle passato inosservato. poi, ma solo per un attimo, aumentavo e diminuivo la pressione delle mie mani sulle sue orecchie, creando un suono di ua ua come la pallina in cima alla tromba, e insieme aprivo e chiudevo le mie labbra come per imitarne il suono: eravamo felici così, ci bastavano le nostre mani e i nostri giochi: viaggiavamo così, senza uno spartito, o uno scompartimento prestabilito,o una meta. ci bastavamo e non ne avevamo mai abbastanza.

 


a sun-ji, lì e qui

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