BASTARDO

 

oggi, il cane dei vicini è morto. il fatto non mi riguarda molto: del resto, era proprio un bastardo, ma non nel senso di essere incrociato con due razze diverse. era capace di abbaiare per ore, un operaio specializzato del latrato, quando non c’era nessuno in casa. ogni volta che passavo mi ringhiava, con quella bava marrone, e il mio sapore di persona appena alzata e pulita, lo stomaco chiuso, io sul ballatoio ad innaffiare il mio bonsai e lui lì, a ringhiare, un rumore sordo, di quelli che si sentono e non si sentono ma s’istillano nel labirinto delle orecchie per restarvi tutto il giorno, come la prima musica sentita la mattina. dovrei dire allora, più correttamente, che il fatto che sia morto mi riguarda, almeno un poco. con chi si trastullerà adesso la sua padroncina, ora che il cane se n’è andato e il fidanzato è lontano e torna a casa tardi la sera? padroncina, non pensare a me. piuttosto vado avanti a seghe tutta la vita. non che tu sia brutta, ma hai quel modo di guardare storto, quell’acidità da fidanzata comandina, quell’aria di preghiera che allontana gran parte degli uomini. sarà che lasci scie di profumo di plastica, non so, o ti ho scoperta baciare il cane sulle labbra. come farai, adesso che è morto, e il tuo ragazzo lontano? non penserai per caso a me, e che quella tutina aderente che mette in risalto il balcone mi spinga fuori dalla porta fino al tuo balcone? purtroppo ho ospiti stasera, una partita di poker tra amici, io, mario, gigi e il bracco, una competizione informale, le fiches sono pezzi di formaggio di cui mario gigi e il bracco sono ghiotti. quindi non attacca, ragazza–con-il-lutto-al-braccio, le tue lacrime per il bastardo non mi faranno venire, anche se ammetto che il bagnato mi commuove: non verrò. domani sera? ho una partita di briscola, con aurelio, clemente, leopoldo, vecchie conoscenze che mi fanno visita dopo le dieci di sera, spettri eleganti con cui divido le ore piccole per mangiarcele insieme a un po’ di buon vino e lasciare le briciole a chi non è rimasto nessun tempo da vivere. e non mi convincerai nemmeno così, suonando alla mia porta, con le lacrime in bocca che ti scendono sul balcone, e giù giù dalla grondaia arrivano ai piedi, passando per la schiena o per un rivo delle cosce, non mi convincerai entrando come fai, e sedendoti sul bordo del divano, con l’aria di essere esausta, chiedendomi un bicchiere di acqua zucchero e limone, fingendo un calo di pressione oh il mio povero Amleto! non riuscirai a farmi cedere, nemmeno mostrandoti così debole da doverti coricare, lasciando nella distrazione scendere una spallina, o aggrappandoti con le unghie al divano, e quando tornerò portandoti l’acqua lo zucchero il limone, non mi persuaderai bevendo e sbrodolandoti un po’ sul collo e giù giù dalla grondaia, né chiedendomi una spalla su cui piangere. e quando ti avrò dato la spalla, come in questo momento, non vincerai appoggiando la testa e cominciando a strusciarti coi capelli sul mio petto iniettandomi l’odore del balsamo, né riuscirai grazie alla sola pressione dei polpastrelli sulle mie gambe. non cambierò idea nemmeno ora che svuoti la grondaia con le mani e mi accarezzi e sali fino al sesso, e poi incominci a sbottonarmi e a succhiare. non cederò nemmeno quando sarai completamente nuda, e prenderai le mie mani fino a farle sprofondare, non m’incanterai col ritmo del tuo corpo, o con il tuo ansimare adesso che sono dentro, e spingo, non mi conquisterai ora che sento crescere il mio piacere e il tuo piacere, e sento la tua bocca attaccata, e i pensieri scivolare insieme all’acqua lungo la grondaia. non mi conquisterai urlando con una voce mai sentita né facendoti investire dal mio seme lungo la grondaia, non cambierò idea vedendoti di schiena, alzata, rivestirti e poi chiudere la porta senza un saluto, mentre io guardo il soffitto da quando te ne sei andata e penso ancora alla bava di quel maledetto bastardo.


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2 risposte a “

  1. povero cane!

  2. maestoso, gian!

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