san luigi al supermarket

“maxi offerta solo per oggi, prendi quattro paghi due, luisella in cassa otto, luisella in cassa otto…”

    eppure io non ci volevo proprio andare al centro commerciale questa sera. ma lei, come sempre, ha insistito, ed è bastato il solito sguardo ogni volta un po’ diverso che riattiva i centri del plesso e poi più in basso, a farmi dire non proprio un sì, ma almeno quell’accenno di sì prodotto con un movimento incerto della testa, quel tanto che basta a farle credere in una mia piena e libera convinzione, un desiderio cosmico di acquisti e luci al neon. “dai, mancano solo due ore alla chiusura” – mi aveva detto col sorriso, però, come a voler intendere chissà quali possibili divertimenti là dentro, chiusi come aringhe nei barattoli in fila uno dietro l’altro in una delle tante corsie dell’autostrada del consumo. è più forte di me, ma ogni volta che entro in questi centri commerciali, mi sento alla periferia di me e del mondo, l’umore s’approssima al peggio, e vorrei piovesse dentro e non fuori, dentro questo schifo di supermercato, e rovinasse tutto il raccolto, grandinando sopra le scatole, ammaccando frigoriferi, e i carelli che diventassero gondole. che bella immagine, sì, una tempesta dentro! e intanto, fuori, tutto immobile, non un alito di vento, né una macchina che passa. solo un po’ di nostalgia, lontana, un debole latrato che mi accompagna.

    “marco in direzione, marco, din don, prendi oggi paghi ieri, con i prodotti Scatolavuota zero per cento di grassi e tutta leggerezza, lasciatevi conquistare da una vacanza Marediplastic, il vostro viso vi fa schifo? potete cambiarlo al reparto cosmetici oppure inviate una mail al nostro servizio reclami, mario al reparto surgelati mario al reparto surgelati”.

    che freddo. siamo entrati con ancora il caldo addosso, scivolato nelle tasche lungo la schiena tra le pieghe del collo. un caldo buono però, generoso senza eccedere: è bastato fare un passo dentro per sentire il polo nord. forse i pinguini degli zoo, che da bambino vedevo in piena calura cercare un angolo d’ombra inesistente, qui starebbero bene. di sicuro io sto male questa sera, e mi gira un po’ la testa, tanto che quasi sento le vertigini neanche fossimo sospesi a cento metri da terra. poco fa stavo benissimo, là fuori, e non pensavo a niente. ogni volta che entro in questi grandi supermercati, la gola mi si secca, le pulsazioni aumentano, e subito controllo dove ho messo la carta di credito, e penso a quanto poco ho sul conto, a quanto poco gli altri sanno sul mio conto, a quanto sa la banca sul mio conto, a quanto poco conto rispetto agli altri conti, al fatto che da piccolo mi piaceva contare, e poi sono finito a fare il letterato in mezzo agli scaffali.

    “personale in cassa due, impersonale in cassa uno, con i prodotti scoop, ogni giorno è una sorpresa, mogli in agguato mariti fastidiosi vecchie zie incallite? usate Sonnoper. Sonnoper, il sonnifero solo per gli altri, in regalo da indossare la pratica mascherina antiSonnoper, è un prodotto farmaceutico leggere bene le avvertenze per una buona efficacia si consiglia di non areare il locale, antonietta in cassa novanta antonietta in cassa novanta, un medico in sala cinque, un medico in sala cinque…”

    siamo dentro già da un po’, un tempo imprecisato, credo un’ora, forse più. ogni volta che entro qui mi eclisso, e il tempo scorre a modo suo, quasi andasse da un’altra parte, o in senso inverso, come quel tapis roulant là in fondo, da bambino mi piaceva correrci in su quando quello scendeva. e anche adesso ci provo, ma la voce di lei già mi dice Ma luigi non fare il bambino. e mi porta via, con la mano, e non capisce che non faccio il bambino, perché sono un bambino, e siamo tutti bambini, e il bambino non è una parte che si può recitare, il bambino ce l’hai dentro, ed è lui che ti fa ridere, saltare, piangere, sognare, sentire, amare.

    “elisabetta all’ufficio soci, eli-betta ufficio soci, caramelle mucillagine, menta merenda parco giochi, superofferte per i supersoci, diventa supersocio e ogni socio ti amerà come un dio, dio dove sono finito dove sono le latterie le cento lire i cortili col pallone?”

    poi, in un attimo, ti vedo, lì, davanti ai fermenti probiotici. vestito leggero che mi verrebbe da scaldarti con il fiato con la voce che ho dentro con tutto quello che ti posso tramandare la mia conoscenza la mia esperienza il mio istinto di conservazione della specie i miei sogni, soprattutto i miei sogni. non sei un’altra, no, sei sempre tu, e leggi l’etichetta quella rossa e quella blu, parzialmente scremato, totalmente innamorato. di te, che sei così posata e riesci a muoverti qui dentro con il passo leggero e una totale noncuranza. prendi i barattoli e li poni nel carrello, e non ti pesa farlo, no, ti piace, e forse senti ancora il gesto delle madri e dei padri che staccavano la frutta dalle piante, ma io no, sento quasi un senso di peccato in tutto questo, non sono capace, e mi confondo sempre il detersivo con l’ammorbidente, e non so scegliere l’offerta migliore, anche se ho imparato a leggere i prezzi al chilo, mi sento leggero un grammo, pesante una tonnellata, e tutto quello che ho imparato fuori, dentro il supermercato svanisce, evapora con il rumore degli altoparlanti con l’aria asettica condizionata, un’aria a condizione che tu sia così, un’aria sotto condizione, sotto ricatto, sotto scorta, un’aria sporca che non voglio, inquinata riciclata, un’aria di plastica mascherata, un carnevale di respiri, una coda infinita alle casse.

    “oriana in direzione, oriana in direzione, barbara alle chitarre, marcello al piano, chiara voce e violino, chagall sui muri, chagall sui muri, picasso corsia sette picasso corsia sette”. ho sete. è un’ora che non bevo, e qui si secca tutto rapidamente. che bello che tu sia sempre fresca, e berti dalle labbra sia più bello di una bibita gassata: non ho bisogno di niente se sei qui, lasciamo tutto nel carrello o buttiamo tutto in terra, e col carrello già siamo fuori. “luigi cosa fai?” san luigi, grazie, che luigi è il mio nome di battesimo, e adesso porto dietro il mio nome di martire, e il carrello è così bello, vuoto, e tu dentro, “ma luigi dai…” e io spingo, e tu dentro, siamo sempre più veloci, e mi sa che un po’ ti piace, che non dici più niente, poi sorridi, e farlo in mezzo alle corsie, e prendere velocità mentre qui nel supermercato non succede mai niente, già ti sfioro una spalla, tra il riso e la pasta, tutto è giallo, il soffitto non c’è più, che bellezza il supermarket a cielo aperto, a viso aperto i tuoi lineamenti da opachi ritornano i soliti, e ti amo di più col carrello vuoto e il corpo pieno, siamo già oltre il parcheggio, una donna un uomo e un carrello, ma non si può fermare, anche se nelle orecchie sento ancora un poco quel ronzio, ma non sarà per molto spero, perché un giorno finiranno tutte le parole.

    “luigi in cassa due, luigi in cassa due, cassa dieci in apertura, cassa dieci in apertura, attenzione, vi informiamo che mancano pochi minuti alla chiusura, siete pregati di accelerare i vostri acquisti e avvicinarvi alle casse, luigi in direzione, luigi in direzione, grazie”.



Annunci

Una risposta a “

  1. mio dio che bella…
    franci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...