L’APPETTITO LETTERARIO

è slavata, parecchio, quel genere di slavata che diventa in fretta slave, schiava, un po’ bamboccia bambola: cammina spersa per la biblioteca come aspettando che scenda un cazzo da uno scaffale e l’accompagni in giro per il mondo alla scoperta dei perché in un programma tv di serie b.

è slanciata, forse troppo magra, forse troppo triste, quel genere di pelle un po’ sul giallo, mancanza di vitamine o ferro o temporali. quel genere di animale che della specie umana ha conservato poco, due seni inesistenti, un po’ di culo e poco altro: un quasi vegetale che non produce ossigeno ma anidride carbonica. qualche piccola cacchetta, una volta la settimana. il resto sono purghe, acqua che elimina l’acqua, controsensi, diete date calendari strappati unghie che cadono. in realtà non aspetta nessun cazzo, non aspetta più nessun cazzo di niente. non saprei come aiutarti: anche solo sfiorarti, ti farebbe cadere; anche solo parlarti, ti farebbe scomparire, poco a poco, erosione dopo erosione, le parole ti s’attaccano e divorano quel poco che resta, tralasciando la polvere di cui s’occupano gli acari. sei solo polvere ormai, una sagoma di polvere che cammina e non sculetta (perché il culo non ce l’hai più), ma al massimo spolvera (perché di sola polvere sei fatta). né posso aspirare di aspirarti in una spirale di tautologie e tauromachie, dove poi il toro non ci sarebbe o sarebbe inutile non essendoci niente da montare, e la panna non la vuoi mangiare perché è troppo grassa, troppo madre, troppa viva e viene dai capezzoli e dalla vita. stronzate, mi dirai, io non mangio più niente, ho messo in sciopero il tubo, mi lascio morire, e mi aggiro in cerca di libri, passo le ore nelle storie altrui per dimenticare la mia, leggo di pranzi e cene favolose, personaggi che non ingrassano mai e rimangono identici nel tempo. è proprio questo che mi spaventa dei libri, ti risponderei: invece, tu puoi cambiare, e non sei mai uguale anche se cerchi di trasformarti in statua, o mummia, tu non puoi che cambiare pelle ogni giorno, ogni giorno identità, città, bar. ti aspetterò fino alle tre, poi mangerò da solo se non verrai. intanto, c’è ancora tempo prima che chiudano la cucina della biblioteca.


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3 risposte a “

  1. ancora…ancora…

  2. Buongiorno! Vediamo se mi riconosci… 🙂

  3. Wow..
    ..certo che sei bravo!
    Muxu, D. : )

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