estemporanea

 

Odore di latte e menta, il calcolo delle sei, raggi di sole meno raggi di luna sul quadrato della mia terrazza, mutamento di profumi, gelsomino, caffè, odore di sperma, speranza in un mondo migliore come dire che sono le sei e un minuto, e l’ho passato a pensare tutto questo, a dirti quanto ancora ti amo nonostante il palazzo sia a pezzi, i vicini di casa russino fino al mio materasso, la sveglia sia insopportabile quando non sei al mio fianco o sopra il mio sesso, di lato, in ogni caso vicina, premuta contro, abbarbicata, anche se non hai peli, sei liscia molto più delle pareti, il mio intonaco l’ho dato bene ma cade, non so perché, sono le sei e due minuti e tutto odora di niente, non sento più i sapori, chissà perché, non c’è un perché, chissà perché mi chiedo il perché. Odore di sonno, di voglie alternative alla veglia come passare al di là delle pareti con un soffio dell’occhio, rimbalzare come gomma sui soffitti, appendersi al pavimento, sognare che tu esisti anche quando non ci sei, e non avere paura che tu possa scomparire ogni volta che pronuncio arrivederci. Odore di treno merci, il naso si riapre, odore di ferro, la bocca si riapre, sento gli odori anche dalla gola, dalle mani, assorbo ogni odore, la puzza, gli escrementi, i sentimenti, qualcuno li pensava collegati. Mi alzo dal cesso mi scrollo il sesso mi scrollo di dosso la sensazione di astinenza. Quando torni dal tuo viaggio ti salterò addosso come i vicoli che incontri nel paese dove adesso fotografi l’entusiasmo di passanti avvelenati, ti carezzerò come la tazza liscia con la tua bocca, la tazza del liquido che stai bevendo in quel locale di non so più il nome, potrebbe essere sotto casa mia, se solo il baricentro del mondo si fosse spostato, e non controllo per paura di non orientarmi più, devo rifare le tegole sul tetto ma soffro di vertigini, e quando ci sei tu anche il letto mi sembra troppo in alto, ma in quel caso mi piace, saltare giù dal letto trattenendo il respiro sperando di cadere in te. Odore di rarefazione, di oggetti che si fanno trasparenti, o in caso contrario sono i miei occhi, e la luce mi passa da parte a parte, buca i pensieri e li proietta sulla parete bianca dietro di me, se spegni la luce possiamo vedere quello che penso, pensare quel che vedo e rivederlo subito sul muro, fino a finire la pellicola che ho in testa, e non pensare a niente, e in quel momento, finalmente, noi verremo, e sentiremo tutto, e non sapremo niente.


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