non era chiaro se fosse triste o avesse gli occhi così serrati

per via del sole

non era chiaro se ci fossero ombre

scavate dai rilievi del volto, vulcani, isole segrete in mezzo agli occhi

non era chiaro se fosse il paese dei balocchi quello che lui aveva

trovato incontrando lei

non era chiaro se fosse estate o avesse caldo per via delle eruzioni

improvvise dovute a ghiandole o ghiande colte di sorpresa sui rami

alti, irraggiungibili se non da chi il pensiero ce l’ha molto

elevato al quadrato dei sogni al cubo di rubick alla sfera di cristallo che prevede

il passato e le passerelle in cui lui accompagnava lei sul mare a sfilare solo

per lui e i pochi gabbiani che sapevano preferire

l’estetica alla spazzatura

non era chiaro se amasse l’avventura, o anche solo quel suo

modo di andare e venire dai parcheggi

automatici o amasse il modo in cui lo amava

non era chiaro se colasse il desiderio lungo le guance fino alle stanze

decappottabili fino al tramonto,

quella sera non era chiaro quasi niente

 se non il conto

definito scritto a chiare lettere e numeri sulla ricevuta,

il cameriere così esigente nel suo stare in piedi dentro la tenuta,

e lei che non tornava più dal bagno e dalla mente


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