fantapolitica (manifesto 3)

 

Avrei voluto (e dovuto e potuto…) scrivere molto prima un pezzo su Bolzaneto, e tutto il resto. Un pezzo-eco, perché in quei giorni a Genova non c’ero. Un sesto senso mi diceva di non andare, quel sesto senso maligno dell’autosopravvivenza che adesso mi divora. Perché anche se non ero là,  io c’ero. Ci sono stato anche i giorni seguenti, ho continuato ad esserci anno dopo anno, fino a oggi. Cercando di non dimenticare. Ora Andrea mi scrive lettere come dal carcere, esiliato umano, ricorda tutto ogni giorno, e non c’è verso di dimenticare. E nemmeno vuole: “la memoria” – dice “mi serve per dare un senso alle torture”, e poi “il corpo, comunque, non dimentica: prova ad alzare una mano veloce, il mio cuore va subito a mille. Senza parlare della notte. Gli incubi delle botte.” Eppure là è successo di notte e di giorno. Con il caldo e con le stelle. In piena estate. E a Maria, cosa rispondo, quando mi dice “io lo stupro me lo sento addosso. Mani facce alito millimetrico. Non basta dire non c’è stata penetrazione. M’hanno raggiunto l’anima. Penetrata perforata, hanno cercato di strapparmela. Ma ho resistito, eh. Sono stata brava. Non ho dimenticato niente, e oggi vado a testimoniare”.

Avrei voluto parlare di questo, in quei giorni e negli altri a venire, ma un senso di pudore mi fermava, o di colpa, pensando che non avevo potuto fare niente. Oggi ho pensato che se nessuno ne parla, tutto muore, e allora è bene che ne parli anch’io, a modo mio, siccome la carta da culo stampata tace, lo stato smarrito è silente, nessuno dice niente, e solo qualche voce isolata canta. “Ma tu non ci sei stato”. Può darsi, ma neanche gli storici sono stati nel Medioevo, eppure parlano delle torture. “E anche Andrea e Maria non sono stati a Genova, e neppure esistono, a quanto pare”. A me sembra che esistano, perché le loro voci le sento, e mi ritornano puntualmente, e anche Marco Revelli quel giorno non era nella caverna, eppure scrive sul Manifesto, e sembra quasi suggerirmi di non mollare, nonostante il pessimismo più totale, è tempo di scrivere la politica, nei polmoni, nell’aria che respiriamo, nella terra che solchiamo. I frutti, quelli verranno. E se volete crederci, almeno un poco, li stiamo già mangiando.


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Una risposta a “

  1. speriamo non siano frutti marci…
    bel post cmq
    cieuuu s.s.

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