piedi, scarpe

Ti ho prestato le mie scarpe perché sono nuove, e la pelle deve smollarsi, un po’ come la mia, che non cede mai, e resiste all’aria e al desiderio, l’importante è che non ceda ai pregiudizi però. Ti ho prestato le mie scarpe nuove perché le vecchie non te le avrei mai date, troppo orgoglio o troppo senso di appartenenza in quei tessuti logori che ormai sono casa per i miei piedi, e non posso traslocarli. Ti ho prestato le mie scarpe nuove con la scusa della pelle da ammorbidire, ma so già che non le chiederò mai indietro. La verità è che non c’è verità, tautologie le chiamano, e allora più semplicemente ti dico che non le voglio indietro, perché non potrei mai mettere le scarpe con la forma del tuo piede, indossare le tue storie, i chilometri che hai macinato manco fosse caffè, che poi non so qual è l’aroma della strada, i marciapiedi sanno d’asfalto tostato dal sole ma non sono buoni da respirare. Meglio togliersi le scarpe, non avere nessuna forma per i piedi, o per le mani, camminare sui fili, d’erba o d’aria non importa, importa che tu creda ancora al ritmo del tuo passo, che lasci lì nell’angolo le scarpe che ti ho dato con l’inganno, e creda adesso alle mie parole, nude come i miei piedi, eleganti come la tua camminata che ora prendi e porti avanti come un’idea a cui tieni, e nessuno te la porterà via, perché le scarpe te le possono rubare, ma le idee e le camminate vanno avanti. Io comunque ti starò di fianco, perché non voglio inseguirti o stare avanti cento metri, non ci servono guide che ci mostrino la strada che manca, né quella già percorsa, perché è la nostra strada quella che faremo, e nostra è la strada percorsa. Il plantare più comodo al mondo è il mondo stesso, indossalo piano e lui non ti farà mai male: faremo il giro del mondo con i nostri piedi e le nostre parole, e lasceremo qua e là una traccia, una stringa di immagini colorate, un laccio di pensieri né stretti né larghi sopra una pianta dai rami bassi. Se adesso guardi sotto, la pianta dei piedi scorre lungo un tappeto di pollini: hai già raggiunto la tua parte preferita del percorso. Così ci fermiamo, perché fermarsi è importante quanto camminare, e mentre ci apprestiamo al massaggio reciproco plantare, tu mi ricordi che tutto questo è quasi più che amore.



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Una risposta a “

  1. bellissimo questo post. complimenti.

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