liberazione

 

 

Successo inaspettato agli europei di calcio e, ancora più insolito, festeggiamenti da vittoria finale, il che porta anche un tantino sfiga: abbiamo solo passato il turno ai quarti di finale. Nel frattempo, in un altro stadio, semicircolare però, avvenivano partite strane, ma nessun italiano o quasi tifava, né tantomeno fischiava contro l’iniquità di arbitri o giocatori in campo che cambiavano le regole del gioco in corso: Non ci gioco più alla democrazia, disse il nanetto, Adesso si gioca al gioco della dittatura. E come funziona questo gioco?, Chiesero gli italiani tra un pacchetto di pannolini e un assorbente, mentre divoravano lo spot dell’ultimo suv che gli faceva sentire il pene o la vagina così grandi che niente li avrebbe turbati. E lui rispose, per voi non cambierà nulla: continuerete a guardare le mie, anzi le vostre televisioni, e in cambio mi darete come sempre il voto alle elezioni. Tutto qui?, chiesero gli italioti. Be’, ci sarebbe qualche clausola, rispose, tra cui fottere vostra moglie una volta al mese (se non è uno scorfano, s’intende), lavorare il triplo e guadagnare la metà, andare in galera se morite di fame, essere bombardati se siete profughi, essere cacciate se costrette a prostituirvi (del resto, chi vi obbliga a farlo?), ma se vi comporterete bene come me, non vi accadrà niente. Potrete rubare come e quanto volete, ma non portafogli o simili, mi raccomando, con quelli vi fate cinque anni di carcere. Intendo truffare per miliardi, turlupinare vecchiette, inventarvi nuovi modi di non pagare le tasse con la scusa di un mal di denti, e il dentista ve lo paga Mike, non preoccupatevi, il suo sorriso è lì a testimoniarlo, e anche il mio.

Così parlò, ma non era Zaratustra, e neanche Gesù Cristo. Era solo un impiastro, di merda, e parole di cartapesta. Ma una merda secca da tempo quasi non fa odore, e se le dai una forma assomiglia a una specie di uomo tenuto su dalla nostra buonafede. Così gli italiani continuarono a rizzare le bandiere, a pensare solo ai risultati di calcio o del grande fardello in tv, e nemmeno si curavano dei mesi di pioggia e le alluvioni che arrivavano (è colpa del tempo, mica dell’uomo che non cura gli argini e costruisce dove gli pare), e vai a dire Piove governo ladro, chi ci crede, ma poi se sono più sicuro a me che me ne frega se lui ruba. Però.

Però esistono ancora molte persone oneste. Gente che ti rincorre per restituirti un euro di resto, che si ferma per la strada se si accorge che non stai bene, che s’indigna quando qualcuno distrugge un paese per salvare il proprio culo. Io vorrei che tutti questi sbandierassero ogni giorno, per ricordare che la repubblica esiste e siamo vigili, io vorrei che tutti sbandierassimo il giorno in cui cacceremo l’invasore con le armi dell’ironia e della pace, ostracismo dei tempi moderni, esiliandolo al polo nord della libertà di congelare. Io vorrei un tripudio, sì, di bandiere, ma di bandiere senza tricolore: bandiere fatte con le stoffe di ogni nazione, e che ogni paese sia il nostro paese, e il sorriso di un bambino abbia identico valore dappertutto. Io vorrei tutto questo e anche di più, se siete disposti a sventolarlo, a difenderlo, a non abbandonarlo, questo mondo, il nostro, la nostra parola più esplosiva che mai, perché non si finisce mai di completare il compito infinito della liberazione.


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3 risposte a “

  1. superattack agli anonimi!

    🙂

  2. superato.

  3. Muxu, D. : )

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