PORCA DIAZ

e adesso non venirmi a dire di restare calmo, e moderato, se la giustizia non fa il suo corso nemmeno sette anni dopo, se lo sfigato di turno paga, e i bastardi al vertice gongolano e sguazzano nella merda spruzzandoci chili di profumo. ma l’odore si sente a distanza e da vicino, e nessuno si senta escluso in questa vicenda, neanche tu che leggi e ti sei appena alzato o hai fatto colazione, oppure hai da poco smesso di fare l’amore, hai visto un film, hai preso il sole. abbagli, e colpi di spugna asciutta, e sete, sete di giustizia che manca, il tribunale che si sfalda, cade il castello di carte marce, eppure la facciata resta in piedi, ma dentro, dentro sono solo sedie rotte e sangue, stracci che gridano non vendetta ma pubblico addita mento, esposizione di ogni dito sano della società che punta verso tutti i colpevoli, che sfilano a testa bassa in mezzo all’ostracismo della società: banditi da questo mondo, altro che carcere, spediti in un altro pianeta, il pianeta che piace a loro, tutto ordine e manganello, il pianeta di chi ha paura dell’amore e del pisello e della vagina, il pianeta dei lacchè che s’etichettano la giacca un’effige che ha il colore delle vene varicose, e la notte è un po’ più lunga, è troppo lunga quando scendono le botte e non puoi uscire, è una notte interminabile quella del Ventuno Luglio Duemilauno (lo scrivo grande perché fa parte del calendario dei Martiri e Santi, quelli reali e non delle leggende). e adesso se rileggi quanto scritto, e scorri piano le parole forse dallo stomaco ti torna verso l’alto un suono, hai presente quando ti sale qualcosa che non hai digerito dal pranzo, e la notte ritorna, eco, ritornello appunto, ma la strofa è fatta di molotov inventate e botte verissime, di giornalisti comprati e altri messi a tacere. se la scuola potesse parlare come nelle strisce dei Peanuts, dove Sally si sfoga coi mattoni, e quelli le rispondono, se la Diaz potesse parlare, un piccolo miracolo, almeno per una volta, o anche senza parlare, scrivesse sulle proprie mura i nomi dei colpevoli e la storia delle vittime, allora almeno in questo giorno questo sarebbe un Paese in cui saremmo fieri di vivere. questo però non è successo, questo è uno Stato in eccesso di bugie, e se le bugie hanno le gambe corte, evidentemente il vestito dell’Italia si assottiglia, così che il popolo ciecato e poco sovrano non s’accorga dell’inganno di uno Stato nano che proietta un’ombra lunghissima, di fine giornata, e il cittadino sguazza nell’ombra e pensa Ma guarda, questo mio stato è grande, e mi protegge, quando basta togliersi dall’ombra per vedere le torture quotidiane, fuori e dentro la Diaz, perché la Diaz è un simbolo potente e reale, ma la porca Diaz è tutti i giorni, alle manifestazioni, nelle decisioni imposte dall’alto, nei massacri dai ponteggi nelle fabbriche nei call center nelle barche che affondano nei centri di permanenza temporanea ovvero carceri definitivi. e adesso quindi non venirmi a dire Resta calmo, non dire niente, suona fischia e canta, se ti serve un numero noi te lo troviamo subito ma che cazzo me ne frega del tuo numero? datemi un telefono dove mi risponda la giustizia sepolta, datemi l’indirizzo dove trovare una sentenza esemplare, datemi uno straccio di condanna per i potenti, e libertà e giustizia, e nuova linfa per i perdenti. Quello è il numero che voglio comporre, e siamo stanchi di trovarlo occupato distratto o inesistente. Porca Diaz, è la bestemmia che voglio sentire sulla bocca di tutti, non è bestemmia ma preghiera, porca Diaz, se tu puoi fare un miracolo, parla, risveglia tutti dal sonno, e liberaci da ogni segreto di Stato, amen.



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Una risposta a “

  1. bellissimo post

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