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in un fiato


decantare, sarebbe l’espressione giusta,

se mai c’è un giusto, per

esprimere il mio bisogno di respiro come per un vino,

e lo so, avrei potuto usare

una metafora meno esplicita del tipo

il vino decanta

e poi in un’altra strada mettere me come

personaggio

imbottigliato magari dal traffico

e dalla vetrina di un ristorante chic

magari sulla Quinta strada

senza capire una parola del mondo potrei

ascoltare, o al meno immaginare,

il rumore di un tappo che si stappa

l’espressione fissa verso fuori del cameriere,

oltre la vetrata del locale, oltre la strada, oltre me

potrei cantare tutto questo

oppure dirlo in forma di racconto

che suonerebbe più o meno come l’ho detto

o in un modo diverso ma sarei comunque

imbottigliato

avrei bisogno di essere

stappato

nelle orecchie perché sordo

sono diventato

strappato

dagli occhi che pretendono di essere

autosufficienti quando cosa sarebbero senza la possibilità

di toccare

quel che è fermo e quel che si muove?

non so ma tutto questo mi commuove,

in senso etimologico delle lacrime,

per cui mi muovo insieme al mondo,

in questo caso specifico la Quinta strada,

ma potrebbe essere anche un vicolo,

e allora ci sarebbe questo gatto,

che si avvicina e quando sto per sfiorarlo

ecco che passa un taxi, nero,

e i taxi neri portano sfortuna ai gatti,

ma per fortuna in questo caso ci sarei io che

salvo il gatto

e salvo me dal vicolo e salgo sul taxi

insieme al gatto

e vado a raccontare questa storia al tuo mondo

così diverso eppure uguale al mio

se non fosse per un guasto improvviso al motore che

ci lascia ancora una volta

imbottigliati premuti da stappare,

proseguo a piedi e mi sembra di ricordare

se ascolto bene si sente l’acqua

se aspiro a fondo non muoio

e il naufragar non m’è dolce in questo mare

né le elisioni a fine parola

né storie tronche come questa

che si interrompono all’improvviso

quando ricordo che mi avevano invitato altrove

a raccontare, se non ti muovi forse ritorno,

non ti rimane che aspettare, o continuare,

non è difficile, è pieno di storie, basta trovare l’amo

giusto, e poi abboccano, che fesse,

e si lasciano mangiare.

 


sono tornato. questo lo scrivo e manco lo rileggo, in contrasto ai racconti che sto scrivendo (e qui per ora non ho messo) e che sto cesellando manco fossero statue o forse sì.

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