Normal

0

14

false

false

false

IT

X-NONE

X-NONE

MicrosoftInternetExplorer4



<!–

/* Font Definitions */

@font-face

{“Cambria Math”;

panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4;}

@font-face

{

panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4;}

/* Style Definitions */

p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal

{

mso-style-parent:””;

margin-top:0cm;

margin-right:0cm;

margin-bottom:10.0pt;

margin-left:0cm;

font-size:11.0pt;”Calibri”,”sans-serif”;

mso-bidi-“Times New Roman”;}

.MsoChpDefault

{

mso-bidi-“Times New Roman”;}

.MsoPapDefault

{

margin-bottom:10.0pt;}

@page Section1

{size:612.0pt 792.0pt;

margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm;}

div.Section1

{page:Section1;}

–>

/* Style Definitions */

table.MsoNormalTable

{mso-style-name:”Tabella normale”;

mso-style-parent:””;

font-size:11.0pt;”Calibri”,”sans-serif”;

mso-fareast-“Times New Roman”;}

DISELEZIONI

 

mi aggiro tra i cartelli elettorali, i manifesti un po’ strappati ancora prima delle elezioni, mi ricordano Mimmo Rotella quando mischiava forme e significati sovrapponendo gli strati temporali dei manifesti. la tigre del circo Togni si mescola al ruggito del politico di turno, che non ha unghie però, e non dice niente di nuovo. slogan in apparenza molto simili, ma con leggere sfumature che fanno la differenza, mi riferisco ai testi meno generici (quelli generici si somigliano un po’tutti), e preferisco ingrandire le parole che fanno la differenza: Abbiamo respinto i barconi! , Per la difesa della famiglia italiana, Un uomo forte, parole, cartelli, cartelli, parole. che prendono allo stomaco, evocano il ricino antico, l’italica difesa di triste memoria, per chi ancora ha una memoria, per chi ha avuto la fortuna preziosa come me di poter ascoltare qualche volta la voce diretta e ancora nitida dei partigiani alle commemorazioni del 25 aprile, sempre più rari loro per ragioni anagrafiche, ma sempre più rari anche gli interventi a difesa della Resistenza, per ragioni politiche, dato che le parole resistenti non hanno voce in quel megafono amplificato per l’italiano medio che, volenti o nolenti, è la televisione. che cos’è l’Italia per l’italiano medio (-piccolo)? un posto dove mangiare e cagare, niente di più, per cui il politico mi deve dare da mangiare tanto perché possa cagare tanto. l’italiano medio-piccolo non va oltre i bisogni scatologici del bambino dei primi anni, è un neopoppante che chiede solo amore immaginario e tanta pappa. e il politico di turno rassicura coi ninna-oh, dammi il voto e io ti do il contentino delle mucche che volano e degli animali che parlano con voce metallica finché la pila si spegne e il trucco si chiarisce? no, il buon politico ti regala un’altra pila, e per altri cinque anni puoi continuare a credere che la disoccupazione scende, che i migranti sono più ladri dei già residenti, che le tasse sono scese, che la colpa del tracollo è del nemico cinese russo afgano (più di rado americano). quando imparerai a capire che le mucche non volano e gli animali che parlano esistono nelle fiabe sarà già troppo tardi. e nel culo non ti ritroverai solo l’ombrello di Cipputi, ma anche lo strozzino a cui hai chiesto i soldi perché la banca non era così amica e ti ha lasciato solo con le tue mucche volanti, e poi nel culo ti ha raggiunto anche la rata della scuola privata che non puoi sostenere da quando le pubbliche non esistono più, e hai dovuto pagare – dimenticavo – cento euro al mese per l’acqua del rubinetto che prima neanche ti accorgevi che si pagasse. infatti era quasi gratis.

sono passato al tu, e ora ritorno in me, non so con chi parlavo ma non è così importante. è che ho così bisogno di odiare qualcuno per non credere che sia anche colpa mia. noi uomini resistenti non abbiamo fatto abbastanza. rimandiamo. minimizziamo. ritorniamo alla vita privata e quotidiana, lasciando in pasto agli squali la vita pubblica che però s’ingoia anche la vita privata, e allora poi ci risvegliamo, ma per un attimo, e finita la manifestazione ce ne torniamo a casa soddisfatti con le note in testa di bella ciao. ma bella ciao un cazzo, arrivederci amore ciao un accidente! noi non abbiamo capito niente, perché la resistenza è un atto quotidiano, occorrono fatica e sudore, se i nonni sono andati sui monti, ci costa così tanto resistere in città? certo, la prima forma di resistenza è non votarli ma non basta. occorre iniettare un antidoto quotidiano alla menzogna, fare un’operazione culturale che non può basarsi sull’informare e dare dati, perché ogni giorno si genera una nuova menzogna, e non si fa tempo a smascherarla che ne nasce un’altra più grande. regalare il senso critico, questa sì è l’invenzione più importante, perché una volta tenuto vivo il senso critico tutto il resto viene da sé, ogni notizia, ogni legge, ogni evento viene valutato pensando a quello che sta dietro, tutto viene letto come il cubismo di Picasso che porta in avanti la terza e la quarta dimensione nella bidimensionalità delle apparenze e la sbatte in faccia allo spettatore, ma portare avanti le altre dimensioni non significa accedere alla verità. la verità dovrebbe essere un’approssimazione, mentre di solito la verità è una parola pericolosa che separa e crea la contrapposizione. mi piaceva la frase di un film di Godard, dove si parla del paradosso come l’arte di cercare, di fronte a un’evidenza, l’idea opposta. e il paradosso nasce da una forma di non accettazione della realtà data per come è, è l’ansia di voler andare oltre e non accontentarsi, tornando al nostro slogan di turno, della realtà rassicurante raccontata come verità assoluta. la verità assoluta è quel piatto di maccheroni riscaldati che l’italiano medio-piccolo ingoia senza pensare che dietro esiste una catena di montaggio, che qualcuno ha raccolto il grano, qualcun altro ha impacchettato, e alla fine qualcuno te l’ha venduto (insieme allo slogan), senza pensare soprattutto che esiste anche la possibilità di cucinare da soli ogni tanto, anziché delegare tutto al cuoco-demiurgo-politicante, se la metafora non era abbastanza chiara. e adesso sono stanco e vado a farmi un piatto di spaghetti alla quarta dimensione, pensando a quello che c’è dietro, sotto, di fianco, insomma da ogni lato possibile e immaginabile.



non riletto 24 marzo 2010


Annunci

2 risposte a “

  1. Gnam.. Burp.. Prot.. Sob.D.

  2. e la forchetta volteggia nel piatto.giro girotondo.Grace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...