OSPEDALI

(dialogo-monologo nato da una chat di facebook e continuato nella testa)

che palle ‘sti ospedali, luoghi tremendi che se non eri ancora depresso ti deprimi

ma ancora non l’hanno capito che sono gli ospedali che ti fanno ammalare?

ma mettete dei colori a ‘ste pareti del cazzo tutte crepate

e un po’ di sale nelle minestre, dio cuoco

e degli infermieri simpatici

medici umani

che se no mi sembra un carcere

cazzo

odore di uovo marcio e alcol ubriaco

sterilizzanti al sapore di brioche

brioche che sanno di detersivo

detersivo che sa di vorrei andarmene via ma mi tengono qui

carcerato,

eppure mi sono solo ammalato

ma l’urgenza della malattia rende lecita la privazione di libertà

personale

emotiva

spaziale

e anche il tempo scompare, dilatandosi all’infinito ovverosia al nulla

dopo che hai giocato tre ore a poker

e dissanguato tutte le vecchie del vicinato del poco sangue che restava

una passeggiata nell’area parcheggio dopo il corridoio

vista sulle demolizioni e visite parenti

un’ora al giorno mi raccomando, non vorrai riabituarti all’umanità

ma cosa cazzo decidi tu, sono io che sono malato

sono io che decido chi e quando voglio vedere chi e cosa

e tu sei pagato per stare qui e io che invece pure pago e dovrei dare io gli ordini

che al ristorante succede così, ordino il vino perché lo pago, e non comando, chiedo

mentre qui che pure pago gli ordini me li danno, e non sono richieste, ma comandi

e c’è qualcosa che non mi torna

e non è il puré o la puré o come cazzo vuoi chiamarla sta pappetta senza sale

che non è che siamo tutti malati uguali qui dentro

e se io ho bisogno di sali cosa me ne faccio dello zucchero

vorrei poter manomettere le lancette con lo zucchero

come si fa coi serbatoi

far impazzire il tempo

e uscire in camice per strada volando

sopra la città e la malattia

e invece solo bacchette sopra bacchette

di uno shangai improvvisato col mio compagno di stanza cinese

e il mio compagno di torture persiano,

lo stanno rilasciando, è pronto per tornare al mondo

e io che penso alle statistiche e a chi ci guadagna

alla maggior parte dei ricoverati che potrebbe scontare la sua pena a casa

proprio come i carcerati di là quelli con le sbarre di ferro

lo vedo dalla finestra dell’ospedale

e sulle mura la sentinella

e chi si ammala nel carcere è due volte in carcere

mi chiedo

e chi si ammala quale colpa ha commesso

tiro l’acqua

del cesso

resto perplesso

ma non per queste rime baciate che per lo meno alleggeriscono

il decesso

del mio compagno cinese

e allora non è vero che muoiono tutti in cina

e presto anche’io verrò via

vivo o morto da questo manicomio bianco

e graffierò con le unghie la corteccia

del primo albero che troverò

resterò per un attimo a guardare

il carcere e l’ospedale

poi tornerò a casa

a farmi medicare


 (non riletto non tornato indietro)

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Una risposta a “

  1. ..un fuoriclasse!

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