Tempi verbali

eri rimasta appiccicata alle antiche

vetrine del quartiere centrale

additandomi una scritta che stonava

sopra una parete liscia

e le tue dita lisce erano le stesse

che poco prima mi avevano masturbato

(per quanto a me paresse improprio o per non dire

impossibile che quelle stesse dita che ora additavano

un tempo mi trastullassero)

ero rimasto appiccicato

con gli occhi alle tue dita

fino a quando le hai distolte dalla scritta e,

puntandole contro di me,

mi hai promesso che mi avresti sposato

(per quanto a me paresse improprio o per non dire

impossibile che quelle stesse dita che ora promettevano

un tempo mi trastullassero)

eravamo appiccicati alla sommità della via

nell’attimo prima che iniziasse la piazza

tu già nel futuro bianco io ancora nel passato rosso (o al massimo,

per quanto improprio o impossibile fermare il presente, nel presente)

quando ho iniziato a guardare le mani

di tutti quelli che passavano e le loro dita

alcune protese in avanti, lontano dal corpo, altre

incollate alla giacca o al vestito e alcune persino

staccate da sé e finite sul corpo di qualcun altro

fino a che sono ritornato a casa

e le mie dita incollate alla chiave

appena rifatta

cercavano di girare la chiave

nella serratura nuova

(per quanto a me paresse improprio o per non dire

impossibile che quelle stesse dita che ora giravano

un tempo ti trastullassero)

 


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