L’eresia del sogno a occhi aperti

Progetto per una liberazione (parte prima)

 

 

Ogni  volta che penso che tutto sia risolto,

 niente è risolto, e tutto è desiderio

di sale tolto all’acqua,

residuo d’immaginazione.

Ogni volta che penso che il pensiero

sia la soluzione

m’imbatto nei croppi bassi

lontani dal vocabolario, nelle vie di polvere

in mezzo a mattini di calcio bianco

a pomeriggi di ferro sedimentato

a sere-serrande in titanio

dove tutto è chiuso tranne il tuo angolo di bar:

mi lasci bere tutto

dall’alto del bancone mi lasci anche guardare

il tuo balcone, come fossi un estraneo

– e sì che siamo insieme da vent’anni –

e come estranei facciamo l’amore finché mi spavento

e ho bisogno di chiedermi se sai chi sono

e quando dici no mi rassicuro.

Ogni volta che penso che tutto sia perduto,

niente è perduto, e tutto è sopra il letto

a disposizione delle natiche e delle camminate,

basta versarci sopra

un litro di poesia

e senza attendere che asciughi

buttarsi dentro

 a leggerci le fiabe sciolte,

dormire uno nell’altro

scambiandoci racconti

e altre carezze dall’interno.


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