RICORDO NEWYORKESE

Ricordo newyorkese

 

 

Come quando ci siamo visti in quella foto

di quell’artista famoso

e non in senso metaforico ma letterale

perché i soggetti eravamo noi, eppure

nessuno dei due ricordava

di essere mai stato in quel posto

e per giunta nudi, abbracciati al filo di un lampadario

crollato, abbracciati in bianco e nero

mentre una luce artificiale

ci illuminava da dietro come una violenza,

schiaffi di luce sul culo

collane d’ombra e di fumo sul collo

a circoscrivere l’area del tuo seno pieno

a dettagliare il perimetro del mio ombelico

su cui stagliava un’ombra dritta a mezzogiorno

il mio sesso, e l’ombra proseguiva fino al tuo

illuminato

dalla volontà di un orgasmo ritardato

per aspettarmi

per aspettarti

nessuno dei due veniva

in quello studio dell’artista famoso

che non ricordavamo di avere visitato

nonostante la foto fosse esposta

nello studio stesso che ospitava adesso la mostra

abbiamo preso a ridere

abbiamo smesso di studiarci

ci siamo presi nel primo posto utile

qualcuno urlava in strada dall’altra parte

vedevamo i piedi dei passanti dalla grata dello scantinato

ci amammo tutto il giorno e tutta la notte

e quando tornammo alla mostra l’indomani

la foto era sparita.

 

 

(agosto ’13)

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