LA RADICE IN COMUNE

la radice in comune

 

 

sei sempre stata una poetessa, io

un prosatore, anche quando

usavo la metrica come un mitra

puntato contro il tuo seno,

e col senno di poi avrei detto che ero

scemo a pensare di unire

poesia e prosa

come una donna e un uomo

e scambiarsi le mutande

che con la striscia di tessuto che mettevi

non mi avrebbero coperto nemmeno

le palle, mentre tu con le mie mutande

ti ci avresti coperto le spalle

lasciando in basso

la metrica scoperta

il verso libero da leccare

come le pagine quando non si vogliono

girare, e lo vedi, anche adesso,

sto virando verso la prosa

come le navi giocattolo che pilotavo

da bambino nella vasca sul lungomare

e ogni volta che da adulto ho provato a tuffarmi

tu non mi hai fatto giocare,

mi portavi a vedere interminabili vetrine

appese ai vestiti più osceni

in silenzio come a una processione

non potevo dire niente perché la moda

non era il mio campo

e mi zittivi anche sull’amore

nonostante non l’avessi messo

nel tuo piano di studi

ci amavamo a multipli di due,

quattro otto sedici

e negli altri numeri ci odiavamo senza trovare

la radice in comune

 

 

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