COLLINE

COLLINE 

 

 

e ancora mi ricordo quando nel cortile

giocavamo a rincorrerci

sperando che alla fine uno raggiungesse l’altro

e la tua gonna svolazzava in mezzo alle foglie mentre

i mie calzoni immobili speravano

un’improbabile apertura alare

e arrivare fino a te all’altezza del collo

e cadere insieme a terra

nel campo, alzando gli occhi avevamo

la collina a proteggerci,

anche se mancava l’acqua ossigenata per le sbucciature

bastava un soffio sul ginocchio a ripartire

e ancora mi ricordo tutto quanto

anche se quand’ero bambino

tu non eri ancora nata, ma già ti cantavo

canzoni e preparavo per te

pane burro e zucchero

per quanto io preferissi il sale

sopra le ferite, bruciava molto di più

ma subito cicatrizzava

e la cicala cantava vicino a Santo Stefano Belbo

mentre imparavo il mestiere di vivere

e scendevo giù a valle e poi prendevo il treno

per Torino, e mi iscrivevo alle scuole dei grandi

quando tu imparavi appena a parlare

e già non sapevo più che dire

mentre preparavo il discorso

per quando ti riavrei incontrata

 

 

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2 risposte a “COLLINE

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