La città mestruale

La città mestruale

  

 

Ho passato tutta la notte per la città mestruale

sparso il mio seme inutile in fondo al viale

girato l’angolo ho abbracciato una casa rotonda,

dalla finestra qualcuno o qualcosa piangeva, credo,

di felicità. Nel palazzo di fronte la musica mi ascoltava.

Non conoscevo la canzone, ma subito ho riconosciuto

quella voce:

ci saremmo amati in meno di un mese

ci saremmo detestati non prima del prossimo inverno

e poi riamati in un altro pomeriggio un po’ meno mestruale,

ci sarebbe nato un figlio per la strada e una figlia nel parco

sarei stato parco di parole e pieno di premure per me

e poi per voi.

Quando ho ripreso a camminare a notte-fionda

lanciandomi sui rami, ho provato a imitare

l’immotivata invidia per chi vola (sempre si dimentica

la noia delle piume e l’eccesso di leggerezza

nel chiudere le parentesi

 

 

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