Il leone, la città

 

Il leone, la città

 

 

Quando ho incontrato il leone per la prima volta

non l’ho riconosciuto. Sapeva

di latte intero e vaniglia, nell’aria

scremavano profumi di mogano,

sulla maniglia della porta un biglietto dondolava:

“Ti affido il cucciolo fino a quando crescerà”.

Quando ho passeggiato insieme al cucciolo

nel centro della città

tutti si voltavano e mi guardavano:

specchiandomi nelle vetrine non c’era traccia del leone.

Ho ruggito nell’aria traversando il ponte sulla grande piazza.

Il fiume era uno stagno attraversabile. Le auto modellini

con cui giocare a mano. Gli esseri umani avevano proporzioni

variabili in scala uno a mille. Lungo il fiume lo zoo

dismesso da anni mandava voci di foresta,

e tra gli arbusti e le sterpaglie

in un cinema all’aperto abbandonato, ho iniziato a scrivere

sulla sabbia coi piedi e con le mani. A dieci passi da me

una donna prometteva, invitandomi oltre il telo

dietro lo schermo. Fissando la sua ombra dietro il bianco,

aspettavo che facesse notte per mettermi in cammino:

oltre la foresta c’era la prossima città, e già s’intravedeva

l’odore della griglia in estate e le promesse fatte a me stesso.

 

 

29/31 marzo 2014

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