Digressione

METEONIRICA

 

METEONIRICA

 

 

Stavo commiserando il lato destro del mio dolore al collo quando

ho incontrato un accenno di gatto, all’angolo della strada

l’ultima zampa che svoltava, e poi la coda:

l’ho seguito fino alla rena, quando l’ultima macchia

mediterranea cedeva spazio alla sabbia innutriente,

tu

aspettavi lontano, un piede in acqua l’altro fuori;

io

provavo a prendere le misure al tuo sorriso.

Ero certo di saperlo prendere al millimetro

ma qualche giudice esterno

avrebbe dovuto convalidare la stima

con un misurometro di quelli che decretano la lunghezza dei campi

da tanto si stendeva la tua bocca.

Mentre il gatto si leccava le mie ferite

avanzavo verso i tuoi denti

e in un attimo hai serrato le labbra. Sotto i miei piedi

si allungava un’ombra, piedi non miei, ombra di qualcun

altro o di qualcos’altro. Soltanto una nuvola avrebbe potuto

cancellare l’orma dell’ombra. Il gatto aveva nel frattempo assunto

le dimensioni di un cucciolo di leone. I suoi morsi si facevano

più acuti, ma ancora sopportabili.

Se solo non ci fosse stato tutto quel sole…

 

 

 

giugno 2014

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