Cavalli reali

Cavalli reali

 

 

Da tempo immemore i cavalli erano sciolti. Si sarebbe detto

che i loro zoccoli battessero la terra da secoli. Lungo

il maneggio, l’occupazione procedeva a passo di musica

accesa, voci pestate nei mortai, bicchieri scritti con il pennarello

come a una festa di compleanno tra bambini al neon. Là dietro, nei giardini

spenti i cani slegati rincorrevano lo spirito degli zoccoli. L’anno del cavallo

era al solstizio. Le gonne si aprivano insieme ai petali del gelsomino,

gli uomini suonavano e le donne cantavano, a parte qualche

inversione. Procedevo verso la fontana prosciugata, il nero era il colore

dominante, e remissivi tutti gli altri, salvo una bandiera accesa in alto.

Nel semicerchio della fontana, qualcuno ballava a memoria, e qualcun

altro dimenticava. Altri ancora respiravano a ridosso delle spalle

del vicino, e solo a un certo punto ricordavano di conoscerlo.

Un cane bianco si accostava in cerca di un approdo. Fuggiva le carezze

come eccesso di zelo, ma accettava lo sguardo negli occhi senza distoglierlo.

Due alani grigi si mordevano il collo in segno di pace.

La luce intorno alla pelle si faceva da sola, bastava abituarsi e crearla.

 

giugno luglio2014

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Una risposta a “Cavalli reali

  1. mi fa pensare a poeti greci. ghiannis ritsos, in particolare. che magari potrebbe pure piacerti…

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