Il pianeta dei navigli

Iron(III)-oxide-sample

Il pianeta dei navigli

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Ti ho incontrato ai bordi del naviglio

pavese, danzavi sopra un’aria nordica

di bolle di sapone sparate da una pipa

a salve. Ci siamo salutati

con un inchino degli occhi. Mi hai chiesto

se avevo da accenderti.

Ti ho portato sopra le spalle, i tuoi capelli

chiari diventavano bianchi a contatto col lampione.

Avevi due o novant’anni. Ci eravamo già amati

in quella sala da ballo di specchi, o avevamo troppo

i piedi per terra per accorgerci di noi? Abbiamo seguito

e poi lasciato la riva

secca del naviglio: “Certe volte c’è anche l’acqua”.

La stanza d’albergo disponeva di una vasca da bagno grande

quanto una nave fantasma. Ci siamo stretti sul fondo

abbiamo atteso che l’acqua fosse fino all’orlo

e trattenendo il respiro abbiamo preso a galleggiare.

La vasca lasciava l’albergo, volavamo sopra la città

e le sue mazurke viola, nel cielo

i salmoni portavano in bocca sottili

steli di peonia cui pendevano passeri

dal becco giallo. Con la bocca rarefatta

recitavi a memoria la formula dell’ossigeno,

in aria non faceva freddo più di quanto

un tempo non fosse nell’essere umano.

Siamo atterrati sul pianeta che era già marzo. Dalle zolle

sconnesse spuntavano i primi raccolti di ematite.

Disegnavi sui miei palmi tutto ciò che

una poesia non dice.

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febb2015

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