Memory form (o la sottile arte del pellicano)

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Memory form

(o la sottile arte del pellicano)

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Quando lasci la tua impronta sulla federa

come una sindone distratta

il cuscino memory form

ricorda il tuo viso;

io non so ancora come sorridi

e sono lieto di non prevedere

niente di te se ogni tuo gesto

è più inaspettato della morte

e originale della vita.

Hai tenuto sempre tra le dita quell’anello

costruito con lo stelo a torcigli

di un fiore regalato e seccato:

le volte che ti giravi nel letto

potevo avere accanto un estraneo

o il mio migliore amico,

a seconda di come batteva o non batteva la luce.

Ridevi alle battute quella sera al ristorante, ridevi

a quelle che pensavo non ti avrebbero smosso

rimanendo perplessa davanti al mio migliore

repertorio ironico. Odinavi altro caffè

per restare svegli fino a scorgere i primi

pescatori nelle reti sulla riva,

toglierti le scarpe camminare correre

sul freddo umido e poi sul legno caldo

che portava al baretto ancora

chiuso in aprile come un uovo

forzarne la serratura con un sorriso

senza sforzo, invitarmi a entrare. Avrei

voluto radunare tutti i proprietari

delle impronte lasciate da mattino a sera,

amare l’imperturbabile idea di un becco giallo

che arrivasse e mi scegliesse tra tutte le spalle,

e solo allora entrare nella stanza violata

mentre ti sfili l’esistenza di dosso

e io ti guardo con il pellicano bianco

che ingoia pesce vivo dalle mie labbra.

______

apr2015

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