Niente sopra cui scrivere

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Niente sopra cui scrivere

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“Cosa pensa Dio della guerra?”
“La religione sta scomparendo?”
E non andavo nel bagno pubblico
per “espletare le funzioni corporali”,
o meglio sì, dato che in quel bagno
un po’ scrostato ci andavo
quando mi scappava di danzare
e non era consentito per le strade
dopo il Colpo di Stato.
Tutti marciavano con l’aquila in spalla,
ma nessuna rivoluzione ha pensato
a un’aquila che balla.
Ogni gesto piacevole e imprevedibile
restava sullo sfondo, dietro la carta da parati,
pena la tortura della testa sott’acqua.
Gli amanti della danza
furono i primi a lasciare il Paese
di nascosto durante le parate notturne
passando tra i carrarmati barzotti
e le divise consacrate.
Poco dopo fu la volta dei teatrali,
e poi delle comparse al cinema, e ancora
i contadini senza più terra, e per ultimi gli scrittori,
dato che non era rimasto
niente sopra cui scrivere
e ancora meno da mangiare.
Quando terminò la transizione il Paese era
deserto come il set di un western finite le riprese.
Per le case e per le strade
restavano le sole guardie a presidio,
qualche spia, e i ministri decorati.
Avevi detto un giorno che ci avresti raggiunto,
ma per qualche tuo motivo
a noi ancora oscuro e inammissibile
sei rimasta, non ti potevi staccare.

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11-12nov’15

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