VERACRUZ (o la docenza di alzarsi)

VERACRUZ
(o la docenza di alzarsi)
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Non mi sorprende alzarmi presto e ripassare
con te la storia del Messico, e quella del bidet
nato in Francia, cresciuto in Italia,
morto in esilio per aver tenuto
parole e posture più adatte
a un frigorifero in cucina
a un forno in soggiorno
che si chiama caminetto
ma il principio è lo stesso,
trasformare la situazione comica di gioia e dolore,
lagne abbracci da legno in brace,
in biro che non scrive sul taccuino
e maledico la mia scrittura
incerta, se non c’è inchiostro
dovrò incidere coi denti con le unghie
con il sangue queste pagine
e se non c’è carta dovrò incidere il pavimento
a forza di camminarci, incidere
in qualche modo nella storia,
mentre tu ripassi la lezione a memoria
da dare a scuola ai figli degli altri,
a farti amare e odiare dai figli degli altri,
che i nostri sono in una classe diversa,
non ne capisco il senso, allora
non potremmo stare a casa con loro,
imparare tutto dal balcone
con il verso dell’anemone in polline
e le traiettorie che fa in volo il calabrone,
anziché spedirli tra le formule
infernali e cartellate sulla testa
a imparare anzitempo le bellezze e le miserie umane?
Meglio prendere un tè in via Montessori
spostare la statua dei Nobel da Stoccolma
nel giardino degli accessori
dove un vecchio e una vecchia
scolpiscono statue di ghiaccio
impastate con saliva e cartone.
“Sei già in ritardo per il lavoro,
e c’è da cambiare il più piccolo”.
Va benissimo così e non voglio che cambi.
“La più grande è sulla porta
e tu ancora stai nel letto?”
È colpa del gatto, mi ha teso
un tranello, ponendomi domande
con la coda circa l’esistenza umana
nel mondo animale e vegetale,
ma non preoccuparti, ho già infornato
le monete per la cena.
“Questa sera passano i nonni”.
Sono morti che eravamo bambini.
“C’è da fare un po’ di spesa,
ci pensi tu, ci penso io?”
Pensiamoci insieme. Il letto, la resa,
e che vittoria c’è nell’alzarsi
e che vittoria c’è nel restare a dormire,
“Se abbiamo tempo c’è da passare
in agenzia per Veracruz”.
Ricordati la vita, la fuga sta nel restare
o nel partire, la foga di decidere,
la figa il viaggio di sola andata o anche ritorno,
e come sta Veracruz, di nuovo incinta?
“Se fai la spesa tu ricordati i bollini”.
Il marchio generalista, la provenienza bio
o quella artificiale, la piramide alimentare,
da dove nasce la vita, perché la radio
non si accende da dentro e non arrivo
con le braccia con il dito a sintonizzarmi,
“A stasera, ti amo, bambine, andiamo”.
 
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3dic15
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