La risposta dell’oboe

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La risposta dell’oboe

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Ecco che arriva il piccolo quasi-carillon,
bussa a gran-voce dal cortile:
quando entra nel palazzo
non chiede elemosine ma opere suonate bene.
In tutto questo dall’androne
la gran cassa, la più emotiva,
non sa se entrare nella banda
e fare il palo, o il cane da guardia
per la più bella arpa dai tempi di Webern.
Ora il canto acutissimo
con il controfagotto su per le scale,
si ferma, non sa
se entrare da una porta o da una finestra.
– è triste, è felice? canta perché è solo
o perché è innamorato?
o perché è solo e innamorato? –

“E ora mentre sfuma la campana del paese,
soltanto l’arpa che fa il suo richiamo,
non si sa bene se si è persa
o ha perso qualcuno”.

E non si spegne e gracchia
la radio cornacchia.
O non sarà piuttosto
l’arpa ad aspettare?
Ancora lì sul pianerottolo,
che cosa aspetta a salire le scale?
Quelli che scendono forse
sono i passi del controfagotto
– non è detto che sia uno da un’aria e via –
intanto al piano rialzato
s’apre la porta radiosa
dell’appartamento dei Vandoren.
Nella penombra lucida del salotto
c’è il resto dell’orchestra che ascolta
dalla radio in ottone
le notizie del nuovo mondo,
la formica argentina ammaestrata
balla le danze sperimentali sul pavimento appena
lucidato con l’olio da legno,
qualcuno scarta la lettera nella buca
e in ogni angolo del palazzo ognuno
dapprima applaude poi s’inchina infine
trattiene il fiato mentre
arriva la risposta dell’oboe.

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5dic15

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