Azul

AZUL
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Esule, approdato su altre sponde
ugualmente incerte ma lontano da te,
cammino guardando in alto i palazzi
come un turista o qualcuno fiero
di esistere, nonostante
il sole negli occhi. Lungo la vecchia
ferrovia hanno messo la mensa
dei senza tetto, dal tetto
della mensa cola caffè dalle tegole
varietà robusta o arabica,
il freddo è un concetto relativo
sulle mani e sugli occhi.
Il signor Mariposa distribuisce
razioni equivalenti. Se questo
fosse un carcere
forse saprei cosa ho fatto di male.
Quando è il mio turno di mangiare
non ho più fame ma mangio lo stesso,
quando è il mio turno di pregare
non ho più fede ma prego lo stesso.
Non si dorme poi così male
se anche qui riesco a pensare
a te, i ricordi degli odori non scompaiono:
il giorno del matrimonio sapevi di sale
blu di Persia che asciugava l’eccesso di umidità
sul contorno occhi, e per quante divinità
esistessero tu eri quella più temuta,
tenuta più nascosta perché sapevi nominare
i sentimenti con il loro nome e attribuire
premi e responsabilità in base alla sola
legge della cura e della dedizione.
Quando in altri tempi
ci ritroveremo non saranno
questi giorni sprecati ma nemmeno utili
sotto un certo punto di vista egoista di noi due.
Se solo ti avessi dato ascolto,
tu che dicevi la fortuna è nella casa, e che bastava
l’economia domestica per vivere
e che da noi non c’era
alcuna guerra in corso, o rivoluzione.
 
 
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14dic15
 
 
 
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