PLURIBALL (per favore citiamo le fonti)

case Daviespluriball-2
PLURIBALL
(per favore citiamo le fonti)
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Non ti bastava girare per casa
con indosso una mia felpa, o una mia
cravatta di legno norvegese,
e per uscire ti vestivi avvolgendoti nel Pluriball
per una serata scoppiettante
come avrebbero definito le riviste
che leggevi mentre rimandavi la tesi di laurea
dopo il matrimonio, io che cercavo
di darmi una regola morale
costringendomi a leggere ogni sera
almeno mezz’ora che non fossero pettegolezzi
ma piuttosto La morte di Jankélévitch
o anche per contrasto La vita di Thich Nhat Hanh.
Al piano terra tenevamo gli oggetti
a portata di mano per ogni evenienza
come una mano-schiaffeggiaprocioni invadenti,
o un libro di preghiere vichinghe per propiziare
lo scioglimento dei ghiacci ma non troppo presto
se no c’era anche il rischio che la crosta del lago
si crepasse e finirci dentro e addio amore mio
come anche in quel film di Kiewslowski.
Al primo piano tenevamo quello che non riuscivamo
a buttare, 45 giri di canzoni sparse,
Perfareunalbero, Elcondorpasa, i Muppets, Fantastico85, Paradise,
le gomme per cancellare a forma di Mulino Bianco,
la confezione gialla del Nesquik, una scatola di Cluedo, le figurine di Candy
Candy, i doppioni di Cabrini, la pallina rimbalzina sopra le rotaie
del trenino Lima, la maglietta di Sergent Peppers e Duffy Duck,
i fumetti di Paperino, i micronauti, il poster di True Blue,
così le nostre infanzie si mescolavano,
al punto che non sapevo più risalire
quali fossero i miei e i tuoi ricordi:
chi giocava col registratore marrone Fisher Price e chi col mangiadischi
blu di Pinocchio nelle miniere di sale?
E poi c’era il problema del Pluriball. Passasse il fatto
di uscirtene con un vestito di pallini che scoppiavano a ogni passo
o pressione inavvertita contro qualcosa
come un muro grezzo o la corteccia
cerebrale di un albero, ma
premerci le unghie, dentro quei pallini, a colazione, pac, lo so,
era qualcosa, poc, di irresistibile. Non era meglio sublimare, che ne so,
facendo l’amore o insultandoci per poi chiederci scusa o
qualunque cosa ma non il Pluriball,
così sfacciatamente antiecologico e inodore,
perfetto per attutire ogni colore
ogni suono? Avevi anche ricoperto la mansarda al secondo piano,
nemmeno avessi dovuto compiere un omicidio e occultare il sangue
alle pareti, o avessi dovuto portare via i libri che avevo scritto
e non ti piacevano senza farti accorgere, in silenzio, avvolti nel Pluriball,
e allora come adesso, quando te ne esci
vestita con il Pluriball, ho il sospetto
che sotto, vicino all’ascella, tu nasconda pagine
inconfessabili (non so se scritte da me o da te),
fatto sta che ogni volta che ritorni la sera
la casa mi sembra più leggera.
 
 
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15-16dic15
photo1: Davies Zambotti, all rights reserved:
(thanks a-Lotte, a-Pinnie, a-Davies, a-Barbara)
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