La casa sull’acqua (studio. n.1 interno 2)

1317-01
La casa sull’acqua
(studio. n.1 interno 2)
______________
 
 
 
Questo non è uno studio.
È soltanto una scrivania con una sedia
a forma di papera,
e ti puoi mettere là, non disturbi,
però devi rimanere in silenzio
oppure dire frasi memorabili
o anche eventualmente proverbi non tuoi.
Abbiamo volontariamente
lasciato fuori la musica. Che bussi pure,
non apriremo.
Questo non è un caffè italiano
e tu non sei Volontè o Jean Birkin.
Hai ragione, non ho la forza di volontà,
la forza di gravità mi attrae
verso l’acqua sotto la terra,
non riesco a studiare abbastanza,
a concentrarmi, perché mi devo espandere,
ho bisogno di respirare, correre, amare,
ho bisogno di reinventarmi di continuo,
è da qui che prendo l’ispirazione,
dalla casa a metà tra terra e acqua,
tra cieco e vista sul
niente che non sia fluibile trasparente,
il che equivale di nuovo a non vedere niente,
una casa sull’occhio, abitare l’aria che soffia
da est, stando attenti alle novità dell’architettura
che non vengono dalle riviste ma piuttosto
dalla danza degli alberi
o dagli scheletri dei dinosauri.
– è così importante sapere
chi dei due sta parlando? –
Ti manca il linguaggio, e il coraggio.
Non litighiamo, questo non è
lo studio di un avvocato per la separazione.
Questa casa non è un albergo.
Eppure ci facciamo AirBnC.
Questa casa non è un astronave.
Ho bisogno di fare pipì
a ogni angolo, marcare stretto
il territorio anestetizzato delle pareti.
– non è meglio credere
a una forma di telepatia ? –
Io e te prima o poi dovremmo
fare qualcosa insieme.
Non lo vedi stiamo già esistendo.
Che ne pensi di una start up?
Troppe cose nascono
senza un seguito, fare qualcosa insieme,
dicono tutti così, ma poi nessuno che
rimanga, e tutti che partono e ritornano
ai loro pianeti senza salutare,
senza nemmeno un granello di souvenir, allora
meglio restare già separati e presenti a se stessi
io
tu
nel corridoio bianco senza nomi né ricordi
ognuno nella propria coperta beige e turchese
ricamata a v di vittoria o di volatile atterrato
guardando fuori dal finestrone
l’astro natale o mortale
dissolversi gassoso
cucito sopra un letto di coordinate geografiche siderali
perché le prossime generazioni possano ritrovarci
nel caso avessimo nostalgia del futuro.
Ti chiedo scusa per i sonnambulismi
in cui deliberatamente ti ho portato,
non è giusto importi il ritmo circadiano
della creatività senza orari, tu che ami
disegnare progetti e svolgerli
secondo una precisa tabella di marcia, però
forse è il caso che smettiamo di pianificare
i giorni fertili per rimanere a casa
e i restanti per uscire.
 
_________
 
18 dic 2015
 
thanks (and cla-p your hands) Claudia Broggi for this link:
 
photo: Ana Rita Vale ©
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