ARCHIMEDE (o il principio della vasca da bagno)

davies gocce

ARCHIMEDE
(o il principio della vasca da bagno)
__________________________

Sono entrato nella vasca da bagno
che era ancora giorno, dallo stagno
d’acqua nuotava una paperella gialla
che entrava nel riflesso della finestra
da cui guardavo il mondo di fuori,
annegato, di vetro, ma morbido,
il corpo che nonostante l’esigua
massa d’acqua iniziava a galleggiare ricordandosi
di Archimede e le lezioni di fisica
passate a guardare la schiena
delle compagne davanti pensando con loro
di sprofondare, il mio braccio poggiato
lungo il fianco se ne stava a mezz’acqua
tra il fondo della vasca e la superficie,
e ogni gesto se poteva rallentava ancora.
Una doccia è sempre una cascata,
anche i pensieri non hanno tempo di formarsi
se non in una rapida poesia, ma la vasca
permette la lenta e costante formazione
di un’incrostazione, tra la schiuma, di calcare,
così dal fondo, oltre la paperella, emergevano
taccuini dimenticati e non solo capelli
lunghi, attorcigliati, penne stilografiche
per scrivere sulla pelle, amanti dimenticati
nelle tinozze per fare il vino, padri
sputativi che amavano sentenziare, madri
perla da perdere la faccia sotto l’acqua
per trovare il tesoro e riportarlo in superficie,
cicatrici staccatesi
molti anni fa da ginocchia o fronti
che vagavano in cerca
di qualcun altro da mordere
come serpenti d’acqua in amore.
Quanto tempo ero rimasto nella vasca?
Dovevo essermi addormentato
fino a che il freddo e un lieve difetto
nel tappo non aveva prosciugato
tutta l’acqua che avevo versato.
Quando sono uscito
dalla vasca era sera.
Quando sono uscito
dalla vasca
dal bagno
dall’appartamento
dal palazzo
dal quartiere
dalla città
era sera, e non c’era modo
di distinguere
una differenza nella materia
tra lo spazio della vasca
e quello delle stanze della casa
o delle vie del quartiere
fino all’uscita dalla città
se non
un diverso sentimento di paura e protezione
e non è detto che la vasca fosse il posto
migliore e la strada
quello pieno di insidie. In ogni caso
di lì a poco avrebbe fatto giorno
e sarei tornato a casa
e poi uscito per lavorare
e non avrei più avuto tempo
per questionare, avrei affrontato
le paure per la gola, ci avrei fatto l’amore
con le mie paure, nella vasca, sul pianerottolo
di casa, e anche in strada, bastava solo
che restassi molto consapevole
e non ricominciassi come ogni volta,
da zero, a tracciare
una netta differenza tra prosa e poesia.

_____________
MI8feb16

photo, Davies Zambotti, all right reserved

http://interstizi.weebly.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...