La latitanza

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La latitanza
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Manchi nella terra d’origine
a cui non appartengo. Nelle perdite
di gas quando annuso l’aria
temendo il peggio, non so se
sia meglio
morire nel sonno o nell’esplosione.
Manchi nei segni lasciati
sul muro dal pallone, nei murales a spray
nelle parole di getto e in quelle meditate;
manchi più ancora in estate
quando il caldo ottunde l’umore,
manchi nelle ore d’insonnia
e in quelle di dormiveglia
quando più si avrebbe
bisogno di te, necessità d’intelligenza
e bellezza mai fuori posto.
Manchi quando i luoghi si fanno
tutti uguali, e troppo scomodo
è guardarsi dentro, lì dove
origina la latitanza,
manchi nel momento della danza
quando non ho che il pavimento
e il soffitto
per fare allenamento delle mie miserie
e delle alterne felicità,
manchi a tutta la città, a questo pianeta
da che l’hai abbandonato,
manchi come la maggior parte dei nessi
nel dare un senso all’assenza
del corpo del reato, in tutto questo
brusco cambiamento di stile,
manchi nell’ora più atletica
e in quella più febbrile,
manchi al mio centro che mi costringe
in questo squilibrio sulle punte.
Manchi al momento del ritorno,
che già promette
una scia di ripartenza,
lasci nell’aria l’essenza
di un qualche fiore
che non è di questa terra.
 
___________
primidimaggio16
(photo Francesca Woodman)
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