Le male dizioni

centrini-rafia-001-1
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Le male dizioni
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Non sai nemmeno
pronunciare
il mio nome. Questa, lieve, mala
dizione, che non si potrebbe
dire
danno totale o disgusto per me
e la mia vita, ma neppure.
 
Io per te avrei dato tutto.
 
Ebbene, io.
Non ti ho chiesto di sottolinerare
con virgole, sospensioni
(o parentesi)
il ritmo del mio pensiero e della mia
quotidianità, né ti avevo chiesto di darmi
qualcosa o qualcuno di nuovo.
Però.
 
Io sarei stato/stata
tutto/tutta per te.
 
Accanto a noi, bicchieri non finiti
fanno il cerchio al tavolino, manca
il sottobicchiere alla pelle
in quest’ora indefinibile
di serrande serrate a muro,
potrebbe essere notte giorno
potrebbe essere chissadove. Si persiste
nella mala
dizione, pronunciando
sillabe come bombardamenti
sopra un campo siriano. Ci sono dunque luoghi
e tempi storici più urgenti, ma se abitiamo
qui, davanti a questo pianoforte-altare,
abitiamoci bene, e pronunciamoli
con rispetto questi suoni:
dalla scelta del vocabolo
origina
ogni guerra e atto d’amore.
 
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10/19dic2016, milano+treno
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