Archivi categoria: città

Piccoli atti d’amore

BIETOLA-A-COSTE-COLORATE
____________________
Piccoli atti d’amore
____________________
 
 
 
Prepararti le verdure
al vapore
prima di uscire di casa
dopo aver fatto l’amore
 
sorreggerti nel tempo
del sogno perché
i sogni ti siano leggeri
 
essere sinceri quasi
sempre o, se non sinceri,
almeno silenziosi.
 
Dalla finestra mi guardi
un po’ per affezione un po’
per controllare
se ancora esisto
mentre mi approssimo
alla raccolta differenziata:
non so mai se in questa
nuova città
l’alluminio vada solo nel silenzio
o col rumore del vetro, e se questo
sia considerato plastica,
e l’appunto scritto a mano
debba andare nella carta
o restare con noi.
 
 
________________
mi10.12.18
gianluca moro all rights reserved
Annunci

茎茶 Kukicha (vol. 39)

 

Kukicha-Tsubame-Kukicha

_____

茎茶
Kukicha (vol. 39)

Assorbendo dalle labbra una tazza di kukicha, tè legnoso per eccellenza, se ascolti bene puoi mangiare le pareti del tempio e anche gli odori di chi ci ha pregato, chiedendo un dono per sé o più spesso per qualcun altro. Nacque da una lacrima la pianta del tè, e da un sorriso ne venne fuori l’infusione. Io ti prego, porta queste parole tra le mani come l’ultimo bacino d’acqua rimasto, cammina con postura dritta e non la fare cadere, nemmeno una goccia. Dispensa un’idea per i giusti e gli sbagliati, che non sta a noi dire chi sono, chi si è perso nelle tempeste, chi è approdato con mare sereno. E se in questa stanza dove sorseggi aspirando l’ultima traccia di legno, se da questa finestra dovesse sporgersi all’interno più di un ramo fino a toccare il pavimento, sappi che non c’è niente da sapere e da temere, perché l’amore e la paura che escono dalle fiabe sono i racconti della pancia e del fuoco, e non esiste niente di cattivo da un racconto nato nell’acqua, sviluppato intorno al fuoco, spentosi in aria, ancorato in una danza di terra. Tu sali sopra i rami, ed esci dalla stanza. Il resto sarà scritto e sarà chiaro nella prossima tazza.

La giada e il leone

crisan by giallo

_______________________

LA GIADA E IL LEONE
_______________________
 
 
Hai lasciato, col cuore di marmo,
il leone appupazzato
sulla pietra di giada 
a guardia del salone.
 
Lo spartito che sporge
e sfiora il vaso con i crisantemi,
l’immensa vetrata che inquadra
una domenica ignorante
dove il bianco sporco
del vetro e del cielo 
è il sapere più luminoso
a disposizione e allo stesso tempo
inarrivabile. 
 
A meno di non avere ali 
o molta immaginazione,
manca ancora troppo
alla rivoluzione.
 
 
Le strade.
Le strade, i chiodi.
Le strade, i chiodi, le rondini. 
 
Il ritorno
del sesso prodigo,
andato in giro
in cerca di cibo. Le note
del pianoforte, uscite dal limite
dallo spartito, in mille 
stiracchi, pigre,
diventano a fine giornata
qualcosa che si avvicina
alla vita e alla morte
di una melodia. 
 
È quello il tempo
in cui ci tocca
andare via. 
 
 
___________
mi.30.10.18texture&photo © gianlucamoro on giantropomorfo blog

Dieci piccoli motivi per vivere anziché morire

davies foto

_______________________   ^  _________________________

Dieci piccoli motivi per vivere anziché morire
___________________________________________________

Oggi si mangiano le infruttescenze.
Colorate, variegate, in silenzio
si lasciano amare. Smuovono
le estremità dei piedi, con l’unghia
trasparente di cui intravedi la carne.
Si direbbe stia per piovere
elemosine dal cielo. Sarà comunque
siccità
anche dopo un intero
giorno di cascate dalle nuvole.
Tu dimeni il fondo
di una maglia di cotone color corda
ciucciando con la bocca
i lembi che hai portato su, ormai
fradici
qui, da sotto questo portico all’asciutto
a guardare
il concerto
delle cicale ammutolite
e del fuoco spento da secoli,
sarebbe quasi
il caso di riscoprirlo
e riportarlo all’umano.
Il tempo tace.
Lo spazio si espande,
a discapito del giorno
e in favore della notte.
Tutto è più vuoto e ci stringiamo
nei baricentri reciproci
cercando di annullare
la camera d’aria tra le schiene.
Al nostro posto sono le mani che
concedono una danza
presentandosi col proprio nome
per la prima volta
dalla nascita del mondo.
Ci guardiamo riflessi sulle scale
nell’ombra che fa il lampione,
a metà tra noi, la strada e le acque.

Ho sempre cercato di riportarti
nel territorio dei pensieri incolti.

______
Texture: Gianluca Moro on giantropomorfo blog
Photo © Davies Zambotti (dalla serie “Interstizi”)

La donna di se stessa e di nessun altro

mondiDavies

________________________________________

La donna di se stessa e di nessun altro
___________________________________

Insiste sui ricordi
va a scavare
nella melagrana antica
dentro il museo imperiale
di rosari appesi e ritratti
degli antenati,
la guardano dall’alto
in basso sulle scale
con l’aria di rimprovero a priori
per qualcosa di sbagliato
fatto in società,
la gonna troppo corta
o quella frase troppo lunga
oggetto di sguardi.
È libera di scegliere
dentro una rosa-queen-of-denmark
di possibilità che altri
hanno colto per lei.
Si tuffa nella piscina
privata
della villa che ha da poco ereditato.
L’acqua, sospesa più leggera del solito,
sollevata dal vento in increspature
di rughe precoci e anacoluti,
dal cancello trasudano le voci
dei tardi passanti ancora in festa
nel primissimo mattino.
La luce naturale basta appena a riconoscersi,
gli occhi si abituano
come quelli dei gatti.
Riconosce figure del passato
che credeva morte
sfiorare la pelle dell’acqua
e poi seguire
le tracce d’erba estirpata
sopra la scalinata, entrando in casa
lungo i corridoi
superando gli ostacoli come sedie
o tribune politiche nei soggiorni
a tivù accesa.
Mentre galleggia
sopra un materassino a pois
rosa e giallo
ricorda a mala pena
il profumo di sua madre
il fumo di suo padre.
Intanto i giardinieri ribassano la siepe,
ora si intravede la punta della torre
con le sue colline circostanti,
il suo corpo si fa un po’ più aperto
in uno stiramento di sbadigli,
fino a scivolare in acqua.
Dal fondale
tutto ciò che è sopra
e tutto ciò che è sotto
hanno lo stesso spessore. Si direbbe
facile la vita dei pesci, mentre con un colpo
di reni risale. Si avvolge nell’asciugamano
coi disegni della squadra
del cuore, si stringe in quelle forme animali,
nei ghirigori che le asciugano le gocce.
L’improvviso arrivo del vento sancisce
la fine della stagione dei bagni
e l’inizio delle vetrine di Natale.

____
texture: Gianluca Moro on giantropomorfo ©
photo: “Erano questi gli altri mondi?”© Davies Zambotti Davies Zambotti DS Zevis – all rights reserved

La dinzodanzola

legnosiMarika

_________________

La dinzodanzola
_____________

Come i nostri avi
con la musica che preme
sopra le vertebre
sulle ali di Debussy
nel salone infestato
di specchi e lustrini
continuiamo a danzare
il ballocane
l’appostagatto
il saltobruco
la farfandela che sale.

In un tempo nuovo
impariamo ad amare
la dinzodanzola
sbagliando i passi
aggiustando la direzione
sopra la neve che ricopre
la pedana di burro e sale.

Come nelle migliori
commedie
impariamo dalle tragedie
sfiorate
dalle nuche addormentate
che si svegliano ancora
per una nota fenicottera
in terra straniera
passata di lì per bere
allo stagno dove galleggiava
la vita, e poi in un balzo
da una zampa sola
prendere il volo
come i nostri avi
tornare alla Siberia africana,
ah, la dinzodanzola come scondinzola
quando ci scorge dalla sua tana!

______________________
primidottobre,milano018

words by gianlucamoro on giantropomorfo blog
photo: i legnosi by Marika MariniAtelier Orto

Storia di Juta

juta

 

____________

Storia di Juta
____________

Ma più di tutto cadevano cimici
acerbe e vespe azzurre dalle viti
sopra le teste sospese
in un aperitivo interminabile
di fine settembre.

Il sole si era poggiato
sopra i tetti delle case, non si sapeva
decidere,
andarsene
restare,
i gomiti reclini
come Lucy sui muretti,
non lo sapeva dove andare
ora che era
scappata di casa.
Raggiunta la cascina
dei desideri
salì sopra il destriero bardato di Juta,
lo cavalcò fino ai limiti della città
dove iniziavano la sabbia e le sue dune.
Scesero lacrime dalle ascelle
i capelli nascondevano a stento
la nudità e i pensieri troppo grandi per essere esposti,
il seno nuovo sprizzava gioia controvoglia.

L’idea di perdersi non era contemplata:
il sole era la bussola migliore per il giorno
il sogno era la bussola migliore per la notte.

___________________________________
29sett/1ott2018cascinacuccagnamilano
texture by gianlucamoro on giantropomorfo blog