Archivi categoria: il dono della sintesi

Le robe stese

 

leRobeStese

Le robe stese
 
 
 
li ho presi stanotte per te
strappati dalla siepe gocciolante
mentre correvo e diluviava 
e cantavano canzoni 
dentro le case asciutte 
 
per qualcuno
all’interno
in qualche angolo
nascosto
le robe stese
restavano al riparo
per altri
prendevano pioggia 
dimenticate sul balcone
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milano20maggio2018 

 

 

 

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gli amori tra le formiche

ds zevis adagio

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gli amori tra le formiche
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sembra che sia impre
scindibile
ma non lo è.
liberarsi dei resti
di una libellula
africana
catturare le idee
in un meriggio di ventana
bianco
come un foglio
sopra cui scrivere
i propri e gli altrui
fallimenti e divertimenti

sembra che non sia facile
ma lo è.
dirti tutto quello
che mi passa per il corpo
sospendere il giudizio
sulle origini
e le destinazioni
partire per un lungo
viaggio nel cortile di casa
a vedere crescere
gli amori tra le formiche

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feltrinellimilanocentrale
11+12.04.18

img Davies Zambotti, “Adagio”, all rights reserved
DS Zevis
texture Gianluca Moro, on giantropomorfo blog,
some rights preserved

I giorni della luna porpora

_NonInSuperficie_davies

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I giorni della luna porpora
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Stesso giorno stesso appartamento
diverse le modalità del sentire
nonché l’intensità dello stringere
le dita tra le dita e poi
il petto contro lo sterno
l’inizio della fine
la paraffina all’interno

Viceversa secondo le autorità
non c’era stato segno di effrazione
o di colluttazione
ogni oggetto era rimasto al suo posto

Eppure

ogni oggetto era stato spostato
centinaia di volte
nel corso
della vita

Gli amanti erano stati trovati
ancora caldi
abbracciati tra di loro
nel palmo un fiore d’origami
precisamente un crisantemo
chi dei due avesse inferto
il primo colpo
verso la propria
o l’altra persona
non era ancora – o forse mai –
ricostruibile

udibile
visibile
ancora nell’aria
polvere da sipario
sollevata non creata
dalla stessa sostanza dei piedi

L’autopsia tardava
ad arrivare
come l’ispirazione per una poesia
su commissione
e quando ormai
si cominciava a sezionare
evidenti
erano i segni di una manipolazione successiva
le ricuciture dopo le aperture

dai vetri opachi della finestra
sotterranea
nel frattempo
esplodeva
una luna porpora

sui corpi
ogni santo giorno
c’era qualche agente che
fumava poco lontano
con il rispetto che si addice
ai vivi
più che ai morti

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photo © Davies Zambotti – all rights reserved DS Zevis
http://www.davieszambotti.com/

texture © Gianluca Moro on giantropomorfo blog

Bamboo

bamboooo!

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Bamboo
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un vento caldo
si era alzato
nel colmo della notte
accanto a me
sfiorando le ossa
e i bamboo
 
invece no
 
eri tu
col tuo respiro
che mi salivi in faccia
dagli zigomi dentro gli occhi
come una salvezza
di cui sentivo l’odore
di latte che ti veniva dai primi
giorni
di vita
 
il gatto dormiva
un po’ più in là
da come muoveva
le unghie in aria
lo si sentiva sognare
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mi.4.4.18

 

Metriche, eliche

eliche
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Metriche, eliche
 
 
Questo
è il risultato
di parlarti e poi danzare
un passo insieme a te
 
La pedana di legno
lo scricchiolio mischiato
all’odore del lucido
i pastelli da disegno
 
Le prime risate
sono quelle decisive
per innamorarsi
 
Domani
è stata
una bellissima serata
 
Ci aspettiamo in un volo
alto di prese, un elenco di spese
più vicino ai sogni
che alle necessità
 
Carezziamo libri usati
sopra le bancarelle della città:
certe volte in alcuni con stupore
ritroviamo la dedica dell’autore
 
 
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milano30marzo2018

Il pane di scena

kunioshi cats

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Il pane di scena
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Abbracciato al tendone
rosso ai margini del palco
non ricorda le battute
da suggerire
e ne inventa di nuove.

Il costo della vita
è salito ancora.
Questa notte dopo lo spettacolo
il pane usato in scena
sarà la loro cena.
Lasceranno un tozzo
per il cane e il gatto da guardia
che gli preferirà
un topo di passaggio.

Ci vuole coraggio a lasciarsi
andare alle paure.

Dietro le quinte, un fiore
di metallo, e uno di orchidea
semiseccato
lasciato da uno spettatore
il giorno della prima:
“per una dea”.

Questa sera è l’ultima replica.
Tassativo
recitare con lentezza
perché duri di più.
Ricordare la bellezza laggiù.

Dal proscenio
alla fine
del riscaldamento
Anton dà spinte più forti
del solito, Gretel resiste di più
e anche Maria gioca a pallone
con più vigore. Elio si guarda
all’ultimo specchio rimasto,
spostandosi il ciuffo che gli fa
un’ombra di troppo.

Non c’è più tempo per nient’altro.
Tra un minuto si entra in scena.

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mi22.3.18.libreria Lapsus

text: gianlucamoro on giantropomorfo blog

pict: Utagawa Kuniyoshi “Rats Worshipping Daikoku at the Day and Hour of the Rat” (Kinoene no nezumi) and “Oxen Eating Very Spicy Food” (Karashi-kiki no ushi), from the series Comical Twelve Signs of the Zodiac (Dôke jûnishi)
Date:1841

Adauadué (i racconti del Pianosferico)

___stampa-giapponese--hokusai-veduta-del-monte-fuji--618-BIG-1
Adauadué
(i racconti del Pianosferico)
 
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Risvegliandoci ai primi tocchi
del Pianosferico, le note rotonde,
le biglie che scivolano accanto
al letto d’acero, gli occhi già
aperti, spalancati, noi che scriviamo
i versi del mondo, ci apriamo
allo sbadiglio e al lamento
del cigno della Birmania.
 
I pulcini non sanno dove andare,
e cadono nei fossi,
inseguiti da un colpo di tosse,
era un avvertimento, poi, arriva
la mitraglia della grandine e dell’inverno.
Il passante ci ascolta con le orecchie
alate, prende parole per piume,
ringrazia e spicca il volo, dicendo
che non tornerà.
 
Una volta abbiamo conosciuto una terra
dove bastava sedersi intorno a un tavolo
con un buon tè e la predisposizione
ad ascoltare, uno alla volta, i racconti
intorno al fuoco. Si trattava di sapere
che era lì il centro di tutto, e che non c’era
bisogno d’altro per essere in vita e felici.
 
Con gli occhi ben aperti al sogno,
lo sguardo dritto sul cammino
creandoci la strada tra gli alberi di ciliegio,
sputare i noccioli, lasciare una traccia
del proprio percorso a chi sta dietro,
seguire le orme di chi è già passato,
certe volte deviare, insieme al pulcino,
verso il richiamo dell’acqua, il nudo
che sopravanza, la primavera che
insiste sulla pelle e danza, tra i continui
sbalzi e le contraddizioni del caldo e del freddo,
l’escursione termica più grande
tra il corpo e la mente
l’io e il niente,
senza aprire più bocca se non per bere
dalle tazze, raccolti ancora una volta
intorno al fuoco del Pianosferico
inspirando il profumo dei semi di chitarra
sul palmo della mano
piantarli nella terra
attendere che cresca
qualcosa che non conosciamo.
 
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mi21.3.18
(pict. Hokusai-vedutadelmontefuji)