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Lemon grass (sabato sera d’estate)

Lemongrass-aaluwala
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Lemon grass
(sabato sera d’estate)
 
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È una serata buona per uscire
o secondo qualcun altro
per entrare,
odore
di citronella sulle scale
nel via vai del pianerottolo
zanzare morte, mani che scacciano
ancora l’aria per abitudine.
 
Dal cortile tra i bambù gli innamorati
sono pronti
alla luce delle cicale.
 
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lugliagosto17

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* * *

 

 

sento un odore non mio

su questa maglia

prestata

abbarbicata

alla ringhiera di legno

scolpita da inverni di sole 

 

 

luglio 2014

E così via

E così via

Una mela non è

così digeribile

come dice il medico

se prima hai ingoiato

aria a vuoto

Il volo non è

così comprensibile

se non hai le ali

Il seno non cresce sugli alberi

e il suo significato primario non è

allattare ma domandare

Il latte non è

così digeribile

specie se si è intolleranti

La poesia non è

così commestibile

specie se non si è amanti

 


Il regno dei marciapiedi

 

 

Ripresomi dalla sbornia dei cieli

cammino sopra un filo teso

da due api operaie

nel mezzo di uno sciame rosa

trasudo speranza

da nessun poro

non ho un centesimo da dare alla Luna

non ho un centesimo per un cero

lascio cadere sabbia sugli occhi del cieco

sopra i gradini del sagrato

(e non esiste colpa ma soltanto reato

e ogni pena è conseguenza

dell’essere creato, ogni piacere

precede la creazione)

seguo il rumore dei miei passi, o meglio,

lo precedo

lascio la penna

nella cassetta delle offerte d’amore.


ottobre 2011

L’eresia del sogno a occhi aperti

Progetto per una liberazione (parte prima)

 

 

Ogni  volta che penso che tutto sia risolto,

 niente è risolto, e tutto è desiderio

di sale tolto all’acqua,

residuo d’immaginazione.

Ogni volta che penso che il pensiero

sia la soluzione

m’imbatto nei croppi bassi

lontani dal vocabolario, nelle vie di polvere

in mezzo a mattini di calcio bianco

a pomeriggi di ferro sedimentato

a sere-serrande in titanio

dove tutto è chiuso tranne il tuo angolo di bar:

mi lasci bere tutto

dall’alto del bancone mi lasci anche guardare

il tuo balcone, come fossi un estraneo

– e sì che siamo insieme da vent’anni –

e come estranei facciamo l’amore finché mi spavento

e ho bisogno di chiedermi se sai chi sono

e quando dici no mi rassicuro.

Ogni volta che penso che tutto sia perduto,

niente è perduto, e tutto è sopra il letto

a disposizione delle natiche e delle camminate,

basta versarci sopra

un litro di poesia

e senza attendere che asciughi

buttarsi dentro

 a leggerci le fiabe sciolte,

dormire uno nell’altro

scambiandoci racconti

e altre carezze dall’interno.


I COSTI DELL’APPARTAMENTO

 

 

quando sono entrato

dall’ingresso della casa nuova è uscito

un fiotto di sangue,

procedeva lungo il corridoio

fino al soggiorno,

quando sono entrato

nella tua pelle

ho cominciato a chiedermi

quanto fosse grande l’appartamento

e quante stanze avesse

e quanto fosse alto il tasso d’interesse

poi ho smesso di chiedermi

è stato quando è uscito

il fiotto di sangue da uno di noi

era talmente poco, una goccia o due

che mi è sembrato bello scivolare

avanti e indietro mescolandolo

senza sapere a quale corpo appartenesse

o a chi fosse appartenuto l’appartamento

e chi avesse calpestato quel corridoio dove adesso

scivolava il nostro sangue

mentre io colonizzavo la cucina con del pane e olio

improvvisato e tu smembravi le piastrelle a fiorellini del bagno

a colpi di caffettiera,

“tanto

è tutto da rifare”:

sorridevo, pensando ai costi della ristrutturazione,

mentre accarezzavo in automatico le mie fondamenta

e tu apparivi sulla soglia del bagno,

una leggera nuvola d’acqua grondava dalle tue insenature

“saranno almeno diecimila euro di lavori”

siamo tornati dentro l’uno nell’altro,

sul pavimento freddo in finto marmo,

confermandoci a vicenda:

“anche questo sarà da cambiare”.

 

 


 

Giugno/sett 2011

TRA IL GELO E L’AFA

 

 

–       E adesso che il caldo torrido se n’è andato stai meglio?

–       Massì, posso tornare ad accendere il forno per cucinare, girare in bici al pomeriggio, e riesco anche a dormire bene la notte.

–       E ritornare a scrivere immagino. Chissà, con quel caldo…

–       Sì, insopportabile. Devo dire che l’ho odiato così tanto quel caldo.

–       Quindi oggi al fresco hai lavorato bene.

–       In realtà non ho scritto neanche una riga.

–       Ah.

–       Sai, tutto quel caldo di prima. Era davvero insopportabile, però. Avevo sempre qualcosa per cui lamentarmi. Adesso è tutto così perfetto…E poi in quei giorni faceva così caldo che non potevi uscire, che so, per una passeggiata. Potevi solo entrare dentro qualcos’altro, pur di scappare via dal caldo. Per come sono fatto, le temperature tiepide non sono adatte alla scrittura e alla riflessione.

–       Quindi quello che provi è nostalgia dell’afa? Sicuro di volere ancora quaranta gradi, tassi di umidità elevati, sudori freddi, stanchezza muscolare?

–       No, ma non sono sicuro che questo clima temperato sia adatto, ecco tutto.

–       In ogni caso buon lavoro.

–       Grazie, intanto vado a controllare il meteo.

–       Se è per questo, puoi evitartelo: l’afa non tornerà, fino alla prossima estate.

–       Infatti aspetto che arrivi il gelo, che è ancora meglio dell’afa.

–       Allora buona attesa.

–       Grazie.