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Le robe stese

 

leRobeStese

Le robe stese
 
 
 
li ho presi stanotte per te
strappati dalla siepe gocciolante
mentre correvo e diluviava 
e cantavano canzoni 
dentro le case asciutte 
 
per qualcuno
all’interno
in qualche angolo
nascosto
le robe stese
restavano al riparo
per altri
prendevano pioggia 
dimenticate sul balcone
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milano20maggio2018 

 

 

 

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Bamboo

bamboooo!

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Bamboo
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un vento caldo
si era alzato
nel colmo della notte
accanto a me
sfiorando le ossa
e i bamboo
 
invece no
 
eri tu
col tuo respiro
che mi salivi in faccia
dagli zigomi dentro gli occhi
come una salvezza
di cui sentivo l’odore
di latte che ti veniva dai primi
giorni
di vita
 
il gatto dormiva
un po’ più in là
da come muoveva
le unghie in aria
lo si sentiva sognare
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mi.4.4.18

 

Metriche, eliche

eliche
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Metriche, eliche
 
 
Questo
è il risultato
di parlarti e poi danzare
un passo insieme a te
 
La pedana di legno
lo scricchiolio mischiato
all’odore del lucido
i pastelli da disegno
 
Le prime risate
sono quelle decisive
per innamorarsi
 
Domani
è stata
una bellissima serata
 
Ci aspettiamo in un volo
alto di prese, un elenco di spese
più vicino ai sogni
che alle necessità
 
Carezziamo libri usati
sopra le bancarelle della città:
certe volte in alcuni con stupore
ritroviamo la dedica dell’autore
 
 
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milano30marzo2018

Mark Plancton (da “I discorsi della fame”)

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Mark Plancton
(da “I discorsi della fame”)
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Ciò che sento
è la fame sotto,
senza tregua, costante,
non si accontenta
di assimilare cibo
smontando gli elementi
dalla tavola periodica imbandita:
cerca altro, fruga
in mezzo dentro l’ombra
delle persone, nelle fughe
sottintese in una sala
da ballo berlinese,
un certo movimento che accenna
quella mano con la punta delle dita
in controtendenza
rispetto all’andare dei piedi.
Ciò che cerca quella
fame di conoscenza
è un desiderio che non si sfama e che
non termina mai:
è fame di conquista, desiderio
carnale di sapere:
voglio,
estremamente, disperatamente, infinitamente,
voglio
essere tutto ciò
avere avuto io quelle idee, essere quell’opera
tutti i personaggi, tutta la loro vita, fagocitarne ogni
mossa, sentimento, pensiero, essere la scenografia
farmi dipingere del fondale giusto, avere quella perfetta
luce in quella scena essere lo strumento suonato
da quelle dita viaggiare arrivare nell’altro continente
per portare il sudore la danza la musica in quel ritmo esatto
in quella potente dissonanza

– hai presente lo stupore, alle finestre
quando due animali s’incontrano e incuranti
si danno il reciproco calore? –

E liberando in volo
piccole mongolfiere di cristallo
arriveranno fin dove devono
arrivare, poi proseguiremo noi
con lo sguardo e l’immaginazione.
Ci toccherà sostituire gli dei
nel giorno della creazione,
ritorneremo a fare gli spettacoli di luce
con le mani proiettando figure d’ombra
sul muro prima di addormentarci quasi del tutto
per risvegliarci al mattino con il dubbio
di aver lasciato i segni delle ombre sul muro.

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mi12-14marzo2018

Fuori

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FUORI
 
 
Lasciamo fuori tutto da questo letto. Persino noi, troppo smaniosi di personalizzare nominare dare un senso agli accadimenti. Lasciamo fuori i ricordi le scorie, lasciamo fuori l’ordine la spazzatura le guerre sull’uscio di casa. Che rotolino per le scale, attratti dalla gravità. E dopo, cosa lasceremo entrare?
Gatti randagi, mendicanti, e giocolieri. Apriremo un circo sopra il nostro letto, sarà una danza in pieno inverno. Pagheranno in molti per entrare e assistere allo spettacolo: il devoluto andrà in beneficienza, secondo l’insindacabile giudizio della Signora Gatti. Al contrario, i ratti aspetteranno fuori per motivi d’igiene, ma potranno assistere allo spettacolo in videostreaming gratuito.
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Mi.17.2.18

Lapsus

scultura-dombra parmiggiani

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LAPSUS

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Se mi dai uno strumento nuovo, posso imparare. Se credi che suonare sia una soluzione, toglitelo dalla testa. Suonare ti può togliere il mal di testa se ce l’hai già, o fartelo venire se non ce l’hai, ma non pensare che sia la soluzione. Se mi dai uno schiaffo, posso imparare. E la prossima volta deviare la traiettoria, senza nemmeno bisogno di restituirtelo. Mi basterà evitare il tuo lato della strada. E se la strada sarà troppo stretta? Ti camminerò sopra la testa senza pietà. Non mi volterò e non starò a sentire le tue grida d’aiuto dopo che hai provato ancora a schiaffeggiarmi. Ci saranno altri odori, di bucato, di bruciato, col vento di fine febbraio che già preannuncia la stagione nuova e nuove prospettive da cui guardare l’incrocio. Camminerò sopra le auto parcheggiate di traverso sui marciapiedi, non risponderò agli insulti e non mi volterò. Spedirò quella lettera che avevo tenuto in tasca da anni dentro quel libro, mi ricorderò di quanto amavo innamorarmi, arriverò in fondo al vicolo cieco e suonerò al primo campanello dell’ultimo piano dove c’è una luce accesa. Vedrò l’ombra della sagoma che si sposta, alla finestra, e poco dopo la porta si aprirà, senza che nessuno chieda “Chi è”.

(milano-libreriaLapsus, 14.2.18)

(photo: Claudio Parmiggiani art work)