秋葉原 akihabara

Akihabara Tokyo
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秋葉原
akihabara
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?
 
resteremo sempre
esultanti e inadeguati
di fronte alla vita e alla morte
davanti a questo vetro
con la fila di bambole appese
da afferrare con il gancio
in una sala
giochi
giapponese
 
?
 
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apr-sett017
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Svelature

davies Raccontami
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Svelature
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Ero passato in quel rovo
nell’ora più incerta del giorno
per cercare me stesso o almeno
qualcosa tra le spine che non pungesse
e fosse dolce
come quando a cinque anni
raccoglievo le more
 
– l’Italia vinceva i mondiali di calcio
io bucavo palloni tra i rovi –
 
Mi era presente la situazione di scrivere
senza buttare la tradizione ma senza
esserne schiavo, e i muri
non facevano per me, la carta
era assai più fragile, e sottile
come un inchino giapponese.
Decisi che quello sarebbe stato
il mio Paese
dei racconti e delle scoperte. Lì
ritrovai l’amore e altre coperte
che ci avvolgessero
senza soffocarci. Passai al tu,
a chiamarti nelle notti cristalline
(per quanto in segreto da qui)
con il tuo soprannome
imperiale. Pare venisse da un ramo
di una dinastia austriaca mescolata
con le foglie di un tè
verde pregiato dell’Estremoriente.
 
Ti chiamavo come si chiama
qualcosa di non perduto ma che
non sai bene dov’è: a casa,
ma non sai dov’è, gli occhiali, un libro,
le chiavi, non sono al solito posto
ma da qualche parte
in casa saranno, con calma
quando sarà il momento
riappariranno.
 
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milan3ago17-25set17gialloTrain
 
texture by giallomoro on giantropomorfo:
 
 
photo DS ZevisDavies Zambotti “_Raccontami_” allrightsreserved
 

あゆみ Ayumi, e tutti gli altri.

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あゆみ
Ayumi, e tutti gli altri.
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Sa di terre dimenticate,
un tè bancha in foglie lasciate
troppo poco in infusione.
Lascia un sentore incerto,
di cui è immane ricordare
provenienza e fatica
nel raccolto, nella preparazione.
Gli stessi gesti che facevano
i suoi nonni e, dopo di loro,
Ayumi, e tutti gli altri.
 
Ora ha aperto una ravioleria
nel centro di Milano,
una traversa di via Torino. Niente di più
chiaro e preciso se volessimo
dettagliarlo,
una via esatta un numero civico
identificabile, orario di apertura
12-23. Fa anche l’asporto
ma è più bello mangiare lì.
 
Una volta mi ci sono fermato
a parlare con Ayumi. Non capisco
mai se abbia trenta, quaranta
o quindici anni, e se sia davvero
la stessa persona
della volta precedente, o un parente.
Anche loro mi parlano dal negozio
della crisi della natalità. Non
si fanno più figli in Giappone. Non
si ama più. La tradizione cambia e non
sappiamo se sia un male.
 
Quando Ayumi apre bocca, sua sorella
tace ma prosegue il discorso con gli occhi.
Quando parla la sorella, Ayumi
scompare
in cucina e ritorna
con una tazza di tè per tutti.
 
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milano22.9.017
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photos DS Zevis Davies Zambotti, “_Semiotiche Strutture_”+”_Hills_”
(allrightsreserved)

PAPERDUCK (o dell’importanza di essere papere)

img-alluminio
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PAPERDUCK
(o dell’importanza di essere papere)
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Le papere amano il proprio stagno.
Non si spostano volentieri
ma se lo fanno
cambiano Continente.
 
(per quanto il termine esatto
sia “anatre”)
 
(i pareri non richiesti, fuori dalla porta,
grazie)
 
Amano alle volte farsi fare
il solletico alle piume, ma
delicatamente,
e solo se non raccontate
barzellette o aneddoti di scrittori.
Certe volte leggono haiku
ma più spesso ne fanno parte.
 
Non tutti sanno che
l’emblema della papera
è il germano reale.
Non tutte le papere sono
germani reali
(ma ogni germano reale è una papera).
La superiorità del germano reale
è acquisita per via
ereditaria. Il fatto è accettato
senza proteste
come l’esistenza dell’acqua, della morte,
del vento e delle carezze.
Non è un privilegio, essere germani reali,
e la carne è ugualmente saporita o insapore.
 
La stagione dell’amore è la stessa
per ogni papera, reale o non reale.
Quando fa freddo si smette.
 
Pertanto a differenza di ciò che si dice
le migrazioni iniziano per mancanza
d’amore, e non di fame.
 
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<0=<20-21/09/2017
to-miTrain____zzz>

Tropic (la notte che incontrai il varano)

orecchio_08 per poesia tropic
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Tropic
(la notte che incontrai il varano)
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Esposta a un sole continuo
per dodici ore
proseguo nella notte del varano
acquattata
tra fuochi di sterpaglie
annottolata per mimesi alle piante
– il suono delle mitragliere
nella conta aerea
ancora incastrato
tra timpano e martello.
 
Le risaie sono lontane,
distano giorni e giorni di fame,
avrei bisogno di perdere
ancora di più l’orientamento
per collocarmi e capire
chi sono
io
dove sono
 
nel frattempo
 
mi espongo al rischio di una mutazione
etica, i calli ai piedi che si fanno squame
dal colore cangiante
come le decisioni,
cancello le orme perché nessuno
fiuti il mio amore
disperdo le tracce
fino a che scorgo in lontananza
le luci della prossima città.
 
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agostosettembre’017milanosud

Madri perle, padri padroni

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Madri perle, padri padroni
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C’è una biglia di vetro (o è una perla?)
che rotola sul tram c’è una botola
e se l’apri puoi vedere
i topini che trainano il motore
facendo la ruota
a dinamo mentre i pavoni
perdono la coda in fila alle poste
e i padroni vendono
le partecipate dei mezzi pubblici.
 
Sul lungoportico accanto al tram
una bottiglia con un ultimo
sorso di birra
lasciato lì come uno straccio
un tramestio di guerre evocate
nei piedi nelle scarpe che scricchiolano
sul pavimento lucidato in galleria
senza gesti plateali
sprechi di tempo
echi di senso
cosa osa sa a?
 
C’è una bottiglia che rotola
e per dio nessuno fa niente.
 
Finché s’infrange
tra i piedi dei passanti che
ne scansano le schegge
e vanno oltre
le vetrine con le perline false
si tuffano in fondo al viale
a recuperare la madre
perla
persa per strada.
 
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metasettembre’017.to.mi.
 
foto di Utagawa Kunisada, 1830 (fonte autore internet non certa)

Le capriole

woodmanfeelseries

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Le capriole
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Ci sono certe giornate
con tutto in mano
e il giornale tenuto
sopra la testa a non leggere
le notizie
ma nemmeno a riparararsi
dalla grandine
 
(per quanto faccia male
la grandine si scioglie
l’ematoma si scioglie
l’atomo si scinde
in propositivo e negativo).
 
E quando torni a casa
poggi la testa sul divano
come se fosse la mano di dio
o anche solo quella
di un anziano che ti cresceva
e ti vedeva crescere tanti
anni fa.
 
Poi quando arriva la telefonata
ammicchi e rinfacci
d’ambo le parti
cinquine di baci
tombole di riconquista.
 
Ma l’amore non è
una continua provocazione
o l’arte di proseguire la guerra
con altri mezzi.
 
Lasci gli oggetti dove stanno
non sposti niente nella stanza:
tutto rimane
a terra come dopo un furto
o una battaglia.
 
Dormi in profondità
sopra un fondale,
tonnellate d’acqua ti ricoprono
come mille coperte
una sull’altra.
 
E tu ci fai le capriole
mentre senti che tutto ti è leggero,
una frase letta veloce
senza tornarci sopra
una seconda volta
e che rimane dentro
al risveglio
per tutta la giornata.
 
 
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photo: Francesca Woodman, Untitled, da Eel series, Roma, 1977-78, stampa
texture: gianlucamoro, milano16sett17