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秋葉原 akihabara

Akihabara Tokyo
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秋葉原
akihabara
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resteremo sempre
esultanti e inadeguati
di fronte alla vita e alla morte
davanti a questo vetro
con la fila di bambole appese
da afferrare con il gancio
in una sala
giochi
giapponese
 
?
 
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apr-sett017
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Semiramide (Le architetture in città – vol. 2)

giallo travel
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Semiramide
(Le architetture in città – vol. 2)
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sono d’ogni città
che incontro e ascolto
con il vento
contro o a favore
sono d’ogni umore
a seconda
dell’abitazione che incontro
sono trasparente come
questo edificio che mi riflette
mentre provo con la mia ombra
ogni movimento
in ogni direzione
sono d’ogni opinione che
ascolto
soffro d’ogni
occasione che prenda o che perda
 
e quando incontro te
 
sono tutti i paradisi e gli orsi
del mondo, tutte le fiere e i fiori
carnivori o stagionali
e non ce n’è per nessuno e per niente
sono l’essere più egoista e altruista del mondo
quando scrivo di te e per te
fondando questa città
di steli rovi e pelurie,
di pelle e spine nelle ossa,
nelle fondamenta,
quando tutto
dimentico e tutto ritrovo
sono in tutte le città da cui
passasti e passerai. tutte
le città
scomparse presenti o ancora da pensare
portano il tuo nome.
 
 
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mi+to/14sett17
photo and texture by giallomoro-giantropomorfo
allrightsarealmostreservedthroughtheworld

Le architetture in città (vol.I)

progetti-architettonici5.png
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Le architetture in città (vol.I)
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Sterminata bellezza
delle vie laterali
che incontri dal nulla
e t’aprono a un segreto che
prima non avevi. E non
sai se condividerlo
tornando a cercare
qualcuno dal Corso
o tenerlo per te proseguendo
tra i discorsi zitti di quei balconi
secondari e le magnolie rigogliose
che si affacciano come cani
dalle cancellate.
 
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fineago17mi
 

Fantasia di Chiang mai

chiang mai
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เชียงใหม่;
จินตนาการ
Fantasia di Chiang mai
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Sembrava un tempio,
un po’ più spoglio
del solito, e meno dorato,
ma comunque un luogo
d’isolamento,
quando sono entrato
per pregare
ho realizzato: era
un magazzino
di vernici e pollini,
ho pregato nel magazzino
di poemi e vertici,
meditando su ciò
che era avverabile
e ciò che era semplicemente desiderabile
perché diventassi una persona migliore
e meno legata al filo
dei commenti nella vita e nelle pubblicazioni
ho appeso la sentenza
a un filo di ferro che penzolava
come i rami presso i templi
e dato che l’effetto non era poi
così diverso
ho deciso che poteva andare bene
e poi ho pensato che
come profezia
non era poi affatto male
e del resto me l’ero poi predetto da solo
il futuro
per cui mi sono portato via il foglietto con la sentenza
ho camminato per ore
lungo ombre di strade
(strade che parevano l’ombra di se stesse)
e al primo passante che anche solo vagamente
somigliava a un magistrato
ho regalato un fiore di carta
bollata
con sopra il primo testo scritto nella mia vita
chiedendo che fosse clemente
per gli eventuali
errori di ortografia o eccessi verbali.
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trenopermailand,21lug17
photo and texture by giallomoro

Le albe del professor Klinker (vol.1)

klinker
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Le albe del professor Klinker
(vol.1)
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Con la luce delle 5.50
anche il palazzo in klinker
sembra più bello
e anche io
che mi ci specchio
dentro
anche partire
non pare una scelta a quest’ora,
ma una necessità delle braccia
e delle gambe
che vanno e vengono
senza pensare:
 
come il prodotto di un suono,
un triangolo in un’orchestra,
che inizia piano dal fondo
e si propaga lontano,
oltre il teatro, per le strade
dell’Orso e di Pontaccio
e passa oltre, prosegue
fuori Milano.
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romolo, milan 11.7.17

Persone che potresti conoscere

vicolo monopoli
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Persone che potresti conoscere
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Quelle porte
così pazienti
quelle creature
così evidenti
che s’anfrattano nell’androne
prima che il vicolo si metta
in un canale, o nel porto,
e scompaiono
in un niente
com’erano arrivate,
e compare la noia,
o il terrore,
di non sapere più
dove guardare.
 
 
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primadecadedaprile’17-milan

Il leone, la città

 

Il leone, la città

 

 

Quando ho incontrato il leone per la prima volta

non l’ho riconosciuto. Sapeva

di latte intero e vaniglia, nell’aria

scremavano profumi di mogano,

sulla maniglia della porta un biglietto dondolava:

“Ti affido il cucciolo fino a quando crescerà”.

Quando ho passeggiato insieme al cucciolo

nel centro della città

tutti si voltavano e mi guardavano:

specchiandomi nelle vetrine non c’era traccia del leone.

Ho ruggito nell’aria traversando il ponte sulla grande piazza.

Il fiume era uno stagno attraversabile. Le auto modellini

con cui giocare a mano. Gli esseri umani avevano proporzioni

variabili in scala uno a mille. Lungo il fiume lo zoo

dismesso da anni mandava voci di foresta,

e tra gli arbusti e le sterpaglie

in un cinema all’aperto abbandonato, ho iniziato a scrivere

sulla sabbia coi piedi e con le mani. A dieci passi da me

una donna prometteva, invitandomi oltre il telo

dietro lo schermo. Fissando la sua ombra dietro il bianco,

aspettavo che facesse notte per mettermi in cammino:

oltre la foresta c’era la prossima città, e già s’intravedeva

l’odore della griglia in estate e le promesse fatte a me stesso.

 

 

29/31 marzo 2014