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Niente sopra cui scrivere

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Niente sopra cui scrivere

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“Cosa pensa Dio della guerra?”
“La religione sta scomparendo?”
E non andavo nel bagno pubblico
per “espletare le funzioni corporali”,
o meglio sì, dato che in quel bagno
un po’ scrostato ci andavo
quando mi scappava di danzare
e non era consentito per le strade
dopo il Colpo di Stato.
Tutti marciavano con l’aquila in spalla,
ma nessuna rivoluzione ha pensato
a un’aquila che balla.
Ogni gesto piacevole e imprevedibile
restava sullo sfondo, dietro la carta da parati,
pena la tortura della testa sott’acqua.
Gli amanti della danza
furono i primi a lasciare il Paese
di nascosto durante le parate notturne
passando tra i carrarmati barzotti
e le divise consacrate.
Poco dopo fu la volta dei teatrali,
e poi delle comparse al cinema, e ancora
i contadini senza più terra, e per ultimi gli scrittori,
dato che non era rimasto
niente sopra cui scrivere
e ancora meno da mangiare.
Quando terminò la transizione il Paese era
deserto come il set di un western finite le riprese.
Per le case e per le strade
restavano le sole guardie a presidio,
qualche spia, e i ministri decorati.
Avevi detto un giorno che ci avresti raggiunto,
ma per qualche tuo motivo
a noi ancora oscuro e inammissibile
sei rimasta, non ti potevi staccare.

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11-12nov’15

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SCIOPERO

1911_1911

Le ragioni dello sciopero non sono ancora

state diramate. Le regioni coinvolte sono

cuore fegato e milza, non c’è accordo

tra le parti, appuntamento in piazza delle lotte

intestine per la manifestazione

degli affetti più cari. La paga oraria è da fame,

la sete non marcia nelle fontane,

tu hai un programma migliore che

stingerti a coorte? Queste lenzuola dovrebbero

reggere il peso di due persone e le eventuali

divergenze politiche sull’adesione

al partito unico.

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dic2014

La riforma universitaria

La riforma universitaria

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Avevo in testa una poesia che parlasse

senza bisogno di aprire bocca

avevo in mente una poesia che parlasse

di rivoluzione come un’eresia

da declamare muti in cima a un tetto

brandendo una banana viola. Il vecchio

Lou affacciato suonava aspettando l’Uomo,

nel cortile gli studenti spacciavano volantini

scambiando promesse politiche in cambio di sesso

tra le scritte del cesso con i numeri cancellati.

Avevo in petto un racconto che seguisse

la metrica del respiro e della camminata,

il passo della studentessa concentrata in disparte

sull’esame di comunicazione nell’arte,

lo si poteva dare a rate indebitandosi

col credito delle superstizioni insegnate.

Il pensiero autonomo restava nei prati maltagliati,

nelle strade storte che sbagliavano aule,

nelle lezioni dormite rimaste al sole

quando era meglio lo studio dei corpi,

delle rotazioni celesti lungo il giorno e la notte.

I libri erano fatti di tessuto cellulare, nervi,

sangue. I professori non spiegavano e apprendevano

l’arte dell’ignoranza. L’aula magna era una palestra

piena di palle, reti, corde. Le lezioni duravano

una vita intera, gli esami il tempo di uno sbadiglio,

avevo in mente un nascondiglio

visibile soltanto a me

che fosse sotto gli occhi di tutti

e a fermarti anche tu l’avresti trovato.

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sett2014

cosmopolitica

cosmopolitica

 

 

Ferro, latte e sangue. L’odore delle tue

mani non se ne va

anche dopo secoli dall’ultima

stretta, mani larghe le mie

foglie di fico sul selciato.

L’odore non se ne va, anche dopo

ripetuti lavaggi col sapone di Marsiglia,

c’eravamo stati credendo fosse maggio,

ma era giugno inoltrato, e l’estate sembrava già

iniziata e lasciata lì, come un romanzo

che non prende. Più semplice sarebbe

stato chiamarla resina, quella sulle mie mani,

e pino la provenienza, anziché ostinarsi a trovare

un qualche nesso con te, eppure: anche l’annessione

di uno stato a un altro

è un confine mentale

ma produce guerre.

 

febb 2014

il ritorno della politica

il ritorno della politica

 

il giorno dopo le elezioni

ho fatto l’amore tutto il giorno

con me stesso

mi sono masturbato tutta la notte

proiettando film d’autore sconosciuti ai più

e anche a me stesso

ho fatto sesso con le storie più belle scritte

da Roth e Wolkers, facevo sesso mentre leggevo

parlare di sesso, scrivevo mentre mi masturbavo

usando una mano a testa, masturbavo la tastiera e mi scrivevo

addosso,

fuori

l’odore dei risultati elettorali arrivava come l’alcol etilico rosa

a buon mercato per pulire i pavimenti

delle scuole dopo il voto

mi sentivo protetto se non aprivo le finestre

e pensavo che se non fossi mai uscito

la politica non sarebbe mai entrata

ma le scorte erano finite e ho dovuto muovere il culo

fino al primo angolo di supermercato

camminando la schiena radente sui muri

per non farmi prendere dalla politica

finita la spesa

sono rimasto in strada per un attimo a guardare

la gente innamorarsi e poi lasciare

quindi con il cibo nella bocca ho scalato una grondaia

e camminando sui tetti ho guardato la politica dall’alto

fare stragi di parole e propaganda per le strade

passando per tegole incerte

sono entrato dalla tua finestra

e ho ripreso il discorso

da dove avevo cominciato

il giorno dopo le elezioni

è così che sono sopravvissuto

 

 

 

Il reato del corpo

Da più parti sollevarono obiezioni circa

la giustezza del tuo corpo, per esempio

il seno

disse di sentirsi troppo piccolo

e le cosce sollevarono dubbi circa

la grandezza della propria circonferenza,

poi fu la volta delle palpebre

troppo in basso

e le richieste del collo

da assottigliare.

Pertanto fu chiamato il giudice nero

con le sue ossicine scricchiolate che

lanciò in giro per il corpo i suoi

servi a controllare

la bontà delle misure e delle proporzioni,

e quando tu sollevasti il dubbio circa

le competenze del giudice e le di lui misure

il tuo seno disse:

la tua invidia è solo pari alla tua bruttezza,

e le cosce plausero la sentenza del giudice

mentre i servi pizzicavano e sollevavano

l’adipe in cerca del muscolo.

Così messa in minoranza

dal tuo stesso corpo

proclamasti uno sciopero generale

in appello alla sana e robusta costituzione:

ti seguirono soltanto i tuoi piedi fedeli

e il tuo cervello che

continuò a bruciare le poche calorie introdotte

e a lavorare per tutti

in barba all’evasione energetica,

finché l’ultima caloria fu bruciata

e nessuno portò più una briciola alla lingua.

Poi da ultima fu tagliata anche l’acqua

e il ministro dell’interno

sulle palpebre chiuse appese un cartello:

“deceduta per cause sconosciute”

mentre già quel seno e quelle cosce

proclamavano l’instaurazione del nuovo

regime alimentare dentro di te

rosicchiando i resti del tuo intestino

e gli ultimi avanzi si muscoli.

Festeggiarono la tua fine sopra la tua pelle opaca

e le tue ossa riemersero come un arcipelago in una bassa

marea. “lunga vita al nostro giudice

e morte ai fianchi larghi traditori!”

E quando si accorsero che di te

non c’era più nemmeno un grammo da mangiare

a uno a uno si consunsero aggrappati

al cuscino di silicone,

fino a che dopo qualche anno

ogni tratto fu consumato

e della dittatura restò solo il cuscino,

e il cuscino si staccò dalle ossa rotolando

lungo i confini dell’amor proprio e andò ancora

oltre, sorpassando i ripensamenti le nostalgie i desideri,

finché i denti di un cane per gioco

morsicarono il cuscino che

esplose in un latrato, ma tutte le repubbliche limitrofe

non udirono che un suono lontano, e lo confusero per qualche

ramo caduto, e non si presero la briga di controllare.

Da più parti sollevarono obiezioni circa

l’esistenza stessa della tua vita, e c’era chi diceva che

non fossi mai nata, e il tuo corpo fosse una leggenda o al massimo

una fiaba

da narrare a tavola quando si mangia il dolce

il giorno di natale.


 

PREDICA – PREDA

“al giorno d’oggi la coda dell’occhio

non basta più, ci vuole

una vista dietro la testa che riveli il nemico

fin dal primo sbalzo o increspatura

sul cranio della nazione”

“mi sono pentito di morire

prometto che non lo farò più”

“ecco bravo, dovresti vergognarti

a morire così, senza un valido motivo

da eroe impositore del pensiero dominante”

“ma io volevo morire per degli ideali”

“la morte non ha niente di ideale

nemmeno al primo istante”

“ma io volevo vivere con degli ideali”

“toccaci, e sarai amato

accudito, salvato”

“ma io volevo vivere senza sporcarmi”

“dovresti vergognarti di volere restare pulito

in un mondo pienamente sporco:

lo zelo per la pulizia è quantomeno sospetto

e maniacale, lo dicono anche al telegiornale”

“ma io volevo vivere senza televisione”

“pentiti, e uno schermo ti sarà dato.

ecco, lo so, i primi tempi è un po’ stretto,

ma poi calza bene sotto il collo

che neanche te ne accorgi”

“volevo dire, volevo, voglio, sostengo, anzi

sosteniamo che l’incremento del pil è cosa buona

e giusta”

“ecco sei sulla buona strada,

anche se devi ancora fare un po’ di pratica:

per esempio la parola incremento fa spavento,

meglio dire crescita, risveglio

così penseranno di aver dormito bene i loro sogni”

“ho ancora molto da imparare”

“imparerai in fretta, con uno schermo

tutto il giorno

e tutta la notte

diventerai il direttore della telemozione

in meno di un mese”

“che grande passo per il Paese”

“un altro anno straordinario”

“anche se un po’ mi fa male la fronte”

“è un banale effetto, una lieve scocciatura:

il massimo che può succedere

è che ti esploda la testa”