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il ritorno della politica

il ritorno della politica

 

il giorno dopo le elezioni

ho fatto l’amore tutto il giorno

con me stesso

mi sono masturbato tutta la notte

proiettando film d’autore sconosciuti ai più

e anche a me stesso

ho fatto sesso con le storie più belle scritte

da Roth e Wolkers, facevo sesso mentre leggevo

parlare di sesso, scrivevo mentre mi masturbavo

usando una mano a testa, masturbavo la tastiera e mi scrivevo

addosso,

fuori

l’odore dei risultati elettorali arrivava come l’alcol etilico rosa

a buon mercato per pulire i pavimenti

delle scuole dopo il voto

mi sentivo protetto se non aprivo le finestre

e pensavo che se non fossi mai uscito

la politica non sarebbe mai entrata

ma le scorte erano finite e ho dovuto muovere il culo

fino al primo angolo di supermercato

camminando la schiena radente sui muri

per non farmi prendere dalla politica

finita la spesa

sono rimasto in strada per un attimo a guardare

la gente innamorarsi e poi lasciare

quindi con il cibo nella bocca ho scalato una grondaia

e camminando sui tetti ho guardato la politica dall’alto

fare stragi di parole e propaganda per le strade

passando per tegole incerte

sono entrato dalla tua finestra

e ho ripreso il discorso

da dove avevo cominciato

il giorno dopo le elezioni

è così che sono sopravvissuto

 

 

 

prestiti

prestiti

 

 

ti presto cose immaginando

che tu le restituisca un giorno

ti do il mio pene gratis

e quello no non posso prestartelo

perché ti ci possa masturbare, altrimenti

girerei con un buco in mezzo

e anche se potrei sentirmi donna per un attimo

e magari partorire all’istante

l’amore che ho per te

poi un giorno tu mi ridaresti il sesso

e questo occluderebbe il passaggio

e l’amore resterebbe lì incastrato

mentre qualcuno mi ama

o scenderebbe nelle viscere

e poi giù nello scolo del cesso, e fino al mare

e poi qualcuno ci si bagnerebbe

in un giorno d’estate

senza sapere niente di quell’amore

 

Hiver 2012/2013

Quasi al limite del desiderio

 

Quasi al limite del desiderio,

che se ti sporgi intravedi il vuoto:

quando lo tenevi in mano

come a proteggerlo dall’aria fredda

e da ogni intemperia

e non ti stava nella mano

con la punta che sbucava fuori

come la testa di un cane appena nato

mi hai detto che era grande

e il mio amore si è ingrandito tanto che

ho dovuto togliere la cassettiera

per fargli spazio, e poi l’armadio

e infine il letto, da tanto si era ingrandito,

ma poi nemmeno la stanza bastava,

e abbattei la parete,

ma poi nemmeno la casa bastava,

e andai a vivere per strada,

ma anche la città divenne troppo piccola

e così cambiai città,

e poi nazione,

e quando anche tutto il mondo divenne

troppo piccolo per il mio amore

tornai nella mia casa vuota,

rifeci la parete

rimisi i mobili al loro posto

fino a che vidi l’amore nell’angolo,

spaventato, lo portai con me nel letto

e al contatto con il mio calore nudo

si addormentò insieme a me

che era quasi giorno

 

 

23 dicembre 2012 / gennaio 2013

 

La redazione del testo

La redazione del testo

 

Poco rifatto, maldormito

è il letto di questa notte

dove non hai sentito

le allusioni del mio sesso

più duro del materasso

sopra cui sognavi.

Poco riletto, malbattuto

è questo testo in cui rileggo

le bozze della storia

di cui correggo a memoria

errori di battitura

omissioni di personaggi

confusioni di nomi

incongruenze tra tempi e luoghi.

 

 

(dic 2012)

so-ja

so-ja

 

 

Ora la casa sa di soja bruciata

e non so se la cosa abbia un qualche

nesso

con l’amplesso

e la cucina troppo distante

dal letto.

Ho preparato un letto di verdure

ho scritto sopra le lenzuola

con il nero di seppia:

tu potresti intanto incominciare

dall’antipasto

mentre scendo dai cinesi a mezzanotte

in cerca di vino.

 

 

Linotype

Linotype

 

 

 

la ragazza con gli occhi liquidi

e il suo tipo-grafico che le toglie

la noia dalle ciglia

cercando una mossa da clown,

la ragazza con il broncio mantenuto

da un’eredità milionaria

scatta foto con la macchina precaria

impostando il colore più alla moda

beve gin & soda, e non sa

il colore degli occhi del suo ragazzo

non sa bene neanche il suo nome,

ma al suo cazzo

dà un nomignolo sempre diverso

nei giorni di festa

 

 

 

(ottobre 2012, in due riprese)

cellulari

 

cellulari

 

 

 

preferisco le lenzuola ai cellulari

perché

non si staccano di colpo

e restano alla pelle

quando sei andata via

trattengono il profumo

e rilasciano le storie

 

preferisco le poesie ai cellulari

perché

rimangono scolpite

sopra il tuo seno sulla mia fronte

preferisco la prosa ai cellulari

perché

posso raccontare anche a me stesso

la storia, il nesso

tra una frase e la colazione successiva

 

preferisco ai cellulari la deriva

delle chiacchiere a galla

in mezzo a un lago senza campo

ed energia elettrica

le connessioni tra la tua mano e il polso

quando scendi verso il basso

e vengo al mondo